Pubblicato il:
Iscriviti alla newsletter
INTERVENTO DEL MINISTRO BRAY A CARPI
Testo del comunicato
Sono molto contento di essere a Carpi oggi e vorrei ringraziare la direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna per aver organizzato questo convegno che è stato utile fare il punto sulla situazione a un anno dal terremoto che ha lesionato il patrimonio culturale di un’area vastissima nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Mantova e Rovigo.
Mi preme innanzitutto congratularmi con tutte quelle persone e quegli enti che sono stati chiamati a gestire l’emergenza. Hanno lavorato in modo eccellente nonostante le difficoltà, grazie anche all’esperienza acquisita con il terremoto che ha interessato precedentemente L’Aquila. Sono riusciti a superare i contrasti iniziali, come per esempio quelli tra gli amministratori locali da una parte, che avevano la necessità di ricollocare i cittadini nelle proprie abitazioni non lesionate e i tecnici delle soprintendenze dall’altra, che si occupavano dei campanili e dei palazzi storici pericolanti. Finalmente con il dialogo si sono raggiunti obiettivi comuni nonostante le risorse dedicate in questo anno al ripristino dei circa 1500 monumenti danneggiati, edifici di altissimo interesse culturale fra cui tantissime Chiese, sono state pressoché irrisorie, come abbiamo visto, inferiori ai 4 milioni di Euro. Sufficienti a malapena alla messa in sicurezza delle strutture. E questo è un fatto molto grave. Perché va bene governare l’emergenza, ma poi è necessario avere i soldi per ristrutturare ciò che il fenomeno ha distrutto. In questo momento, tra l’altro, anche il fondo per l’emergenza al Ministero è pari a zero.
Come ho già detto in altre occasioni, non si deve verificare mai più un caso Pompei, così non ci devono più essere altre situazioni di difficoltà post terremoto. E’ inaccettabile che non si trovino i soldi per il ripristino del patrimonio artistico danneggiato, principale risorsa del nostro Paese. Il mio impegno durante questo governo sarà quello di indossare quel caschetto bianco con la scritta del Mibac che mi hanno dato nella mia prima uscita pubblica a Onna, per andare in Consiglio dei Ministri e cercare maggiori risorse per aiutare i presidenti delle Regioni, Commissari delegati per la ricostruzione.
Inoltre, come ho esposto alle Commissioni cultura di Camera e Senato la scorsa settimana, una delle priorità del mio dicastero è di affrontare il tema della prevenzione del rischio sismico. Su questo fronte occorre potenziare e affinare le sinergie che si sono già costituite tra Ministero, Protezione Civile e Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, attraverso la definizione di metodologie adeguate alla protezione dei Beni culturali, puntando soprattutto sulla prevenzione. D’altra parte non si può tacere il fatto che negli ultimi anni si è avuta una progressiva diminuzione delle opere di manutenzione programmata degli edifici in genere e in modo particolare di quelli vincolati a causa della continua riduzione di risorse. Questo fatto ha profondamente inciso sullo stato di conservazione del patrimonio architettonico, rendendolo molto più esposto alle calamità naturali, soprattutto per gli eventi sismici. È indispensabile, quindi, operare un’inversione di tendenza e tornare a investire nella manutenzione e nel restauro del patrimonio. Occorre sviluppare una cultura della sicurezza, anche in accordo con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
Inoltre vorrei aggiungere che questa può diventare un’occasione per sostenere e promuovere realtà non ancora debitamente valorizzate. Tra i siti danneggiati dal sisma, per esempio, c’è anche il Campo di Fossoli, il Campo poliziesco e di transito utilizzato nel 1944 dalle SS come anticamera dei Lager nazisti. Da questo campo passarono circa 6.000 detenuti politici e razziali diretti ad Auschwitz-Birkenau, Dachau, Buchenwald, Flossenburg. Tra questi vi fu anche Primo Levi, che ricorda Fossoli nelle prime pagine di “Se questo è un uomo” e nella poesia “Tramonto a Fossoli”. L’importanza di questo luogo per la diffusione e la conservazione della memoria storica è assoluta, per questo auguro che il Campo venga riconosciuto al più presto come monumento d’interesse storico nazionale. Nella mia missione al Ministero, oltre alla tutela della Cultura, vorrei che ci fosse anche quella della memoria.
L’Emilia-Romagna è un territorio di grande impegno sociale. Un anno fa il terremoto ha gravemente danneggiato anche quel vasto circuito di piccoli teatri presenti in questo territorio, luoghi importantissimi per la diffusione della cultura e per la socialità di queste comunità, molto spesso gestiti direttamente dai cittadini attraverso circoli e associazioni di volontariato. È necessario quindi che questi spazi virtuosi di incontro ed espressione artistica vengano ripristinati e tornino al più presto alla loro fondamentale funzione sociale.
La dottoressa Antonella Recchia ha illustrato il lavoro fatto dal Ministero e le iniziative già programmate per ridurre il rischio sismico negli edifici storici che costituiscono l’intelaiatura del patrimonio culturale italiano. Da parte mia ci sarà tutto l’impegno possibile per restituire all’Italia i suoi tesori.
Mi preme innanzitutto congratularmi con tutte quelle persone e quegli enti che sono stati chiamati a gestire l’emergenza. Hanno lavorato in modo eccellente nonostante le difficoltà, grazie anche all’esperienza acquisita con il terremoto che ha interessato precedentemente L’Aquila. Sono riusciti a superare i contrasti iniziali, come per esempio quelli tra gli amministratori locali da una parte, che avevano la necessità di ricollocare i cittadini nelle proprie abitazioni non lesionate e i tecnici delle soprintendenze dall’altra, che si occupavano dei campanili e dei palazzi storici pericolanti. Finalmente con il dialogo si sono raggiunti obiettivi comuni nonostante le risorse dedicate in questo anno al ripristino dei circa 1500 monumenti danneggiati, edifici di altissimo interesse culturale fra cui tantissime Chiese, sono state pressoché irrisorie, come abbiamo visto, inferiori ai 4 milioni di Euro. Sufficienti a malapena alla messa in sicurezza delle strutture. E questo è un fatto molto grave. Perché va bene governare l’emergenza, ma poi è necessario avere i soldi per ristrutturare ciò che il fenomeno ha distrutto. In questo momento, tra l’altro, anche il fondo per l’emergenza al Ministero è pari a zero.
Come ho già detto in altre occasioni, non si deve verificare mai più un caso Pompei, così non ci devono più essere altre situazioni di difficoltà post terremoto. E’ inaccettabile che non si trovino i soldi per il ripristino del patrimonio artistico danneggiato, principale risorsa del nostro Paese. Il mio impegno durante questo governo sarà quello di indossare quel caschetto bianco con la scritta del Mibac che mi hanno dato nella mia prima uscita pubblica a Onna, per andare in Consiglio dei Ministri e cercare maggiori risorse per aiutare i presidenti delle Regioni, Commissari delegati per la ricostruzione.
Inoltre, come ho esposto alle Commissioni cultura di Camera e Senato la scorsa settimana, una delle priorità del mio dicastero è di affrontare il tema della prevenzione del rischio sismico. Su questo fronte occorre potenziare e affinare le sinergie che si sono già costituite tra Ministero, Protezione Civile e Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, attraverso la definizione di metodologie adeguate alla protezione dei Beni culturali, puntando soprattutto sulla prevenzione. D’altra parte non si può tacere il fatto che negli ultimi anni si è avuta una progressiva diminuzione delle opere di manutenzione programmata degli edifici in genere e in modo particolare di quelli vincolati a causa della continua riduzione di risorse. Questo fatto ha profondamente inciso sullo stato di conservazione del patrimonio architettonico, rendendolo molto più esposto alle calamità naturali, soprattutto per gli eventi sismici. È indispensabile, quindi, operare un’inversione di tendenza e tornare a investire nella manutenzione e nel restauro del patrimonio. Occorre sviluppare una cultura della sicurezza, anche in accordo con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
Inoltre vorrei aggiungere che questa può diventare un’occasione per sostenere e promuovere realtà non ancora debitamente valorizzate. Tra i siti danneggiati dal sisma, per esempio, c’è anche il Campo di Fossoli, il Campo poliziesco e di transito utilizzato nel 1944 dalle SS come anticamera dei Lager nazisti. Da questo campo passarono circa 6.000 detenuti politici e razziali diretti ad Auschwitz-Birkenau, Dachau, Buchenwald, Flossenburg. Tra questi vi fu anche Primo Levi, che ricorda Fossoli nelle prime pagine di “Se questo è un uomo” e nella poesia “Tramonto a Fossoli”. L’importanza di questo luogo per la diffusione e la conservazione della memoria storica è assoluta, per questo auguro che il Campo venga riconosciuto al più presto come monumento d’interesse storico nazionale. Nella mia missione al Ministero, oltre alla tutela della Cultura, vorrei che ci fosse anche quella della memoria.
L’Emilia-Romagna è un territorio di grande impegno sociale. Un anno fa il terremoto ha gravemente danneggiato anche quel vasto circuito di piccoli teatri presenti in questo territorio, luoghi importantissimi per la diffusione della cultura e per la socialità di queste comunità, molto spesso gestiti direttamente dai cittadini attraverso circoli e associazioni di volontariato. È necessario quindi che questi spazi virtuosi di incontro ed espressione artistica vengano ripristinati e tornino al più presto alla loro fondamentale funzione sociale.
La dottoressa Antonella Recchia ha illustrato il lavoro fatto dal Ministero e le iniziative già programmate per ridurre il rischio sismico negli edifici storici che costituiscono l’intelaiatura del patrimonio culturale italiano. Da parte mia ci sarà tutto l’impegno possibile per restituire all’Italia i suoi tesori.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:31 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:31