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Inaugurazione Villa dei Quintili. Nuovo percorso per nuovi scavi
Testo del comunicato
Via Appia Antica – Sono quattro gli interventi sul patrimonio archeologico dell'Appia Antica nel programma del Commissario delegato per la realizzazione degli interventi per le aree archeologiche di Roma e Ostia Antica, Roberto Cecchi, concordato con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. Si tratta del restauro di due tratti della strada antica, al IV miglio e all’VIII miglio, del restauro e messa in sicurezza di un nuovo settore di recente scoperta della Villa dei Quintili e – infine – del restauro, recupero e utilizzazione nel complesso di recente acquisizione di S. Maria Nova, con la realizzazione di un accesso dalla Via Appia Antica al V miglio, utile anche al complesso della Villa dei Quintili, con il quale la nuova proprietà è confinante.
Il primo intervento interessa un tratto viario di circa 500 metri a partire dall’incrocio con Vicolo di Tor Carbone e è stato finalizzato alla regolarizzazione del percorso, mediante lavori di innalzamento del piano stradale e protezione del basolato antico. Laddove possibile, il basolato antico è stato lasciato “a vista” attraverso un intervento di riposizionamento, previo consolidamento del sottofondo.
L’esigenza primaria è stata quella di garantire la sicurezza e la conservazione del percorso viario, particolarmente alterato dalla stagnazione delle acque piovane e aggravato dalla tromba d’aria del 5.11.2008, che ha divelto anche 15 cipressi secolari.
Contestualmente si è provveduto al ripristino dell’impianto di smaltimento delle acque piovane, alla generalizzata sistemazione a verde e a eseguire specifici interventi di consolidamento su alcune strutture archeologiche poste ai margini della via (costo euro 445.287,00).
Il secondo intervento, in corso di realizzazione, interessa il tracciato viario compreso tra l'VIII miglio e la Via di Fioranello per una lunghezza pari a Km. 1; prevede il ripristino della pavimentazione mancante con sampietrini, delle crepidini, delle macere, delle pertinenze anche monumentali della strada e delle sue aree verdi (costo euro 761.000,00). L’obiettivo è consentire la pubblica fruizione in sicurezza, fino all’altezza dell’Aeroporto di Ciampino, di un “apparato archeologico e monumentale” quale deve intendersi la Via Appia. Al termine di questo cantiere resterà “solo” 1,5 Km. per completare il restauro dell'Appia Antica e per restituirla al pubblico all’interno di quello che, si auspica, possa divenire concretamente il Parco Archeologico della Via Appia.
Completato il terzo intervento sull'area archeologica della Villa dei Quintili e sulla cosiddetta Cisterna Piranesi. L'area centrale della Villa ha visto la messa in sicurezza degli scavi più recenti, circa 4.000 metri quadri, e delle strutture; ripulita l'area intorno alla cisterna circolare – interna alla Tenuta di S. Maria Nova, adiacente alla Villa dei Quintili – restaurate le strutture. Passerelle, parapetti, pedane e scale delimitano i nuovi percorsi destinati alla visita del pubblico fino alla terrazza dalla quale è possibile vedere l'intera Villa dei Quintili e il paesaggio circostante (costo euro 320.000).
Il quarto intervento, per il quale è in corso la gara d'appalto, riguarda la Tenuta di S. Maria Nova con il casale e il casaletto, un complesso archeologico e monumentale di circa 4 ettari. Adiacente alla Villa dei Quintili con la quale confina sulla Via Appia Antica e della quale costituisce parte integrante, è stata acquistata dalla Soprintendenza nel 2006. Dopo l'iniziale bonifica e un primo adeguamento per la sicurezza si è proceduto al restauro parziale del Casale, che si imposta su un poderoso edificio romano con sopraelevazioni del XII sec. d.C. Lo scavo ad oggi effettuato (mq. 1.390) ha restituito resti archeologici relativi soprattutto ad ambienti termali decorati con mosaici con gladiatori e scene circensi. E’ in corso di appalto il progetto per il quale il Commissario ha stanziato 2.000.000,00 di euro, finalizzato al restauro, all’adeguamento funzionale e impiantistico per l’apertura parziale al pubblico.
L'area archeologica della Villa dei Quintili è stata aperta al pubblico nel giugno del 2000. Nel 2009 è stata visitata da 8.713 persone.
Ufficio stampa MiBAC
tel. +39 06 6723 2261/2
Ufficio stampa Commissario Delegato
Cristiano Brughitta
tel. +39 06 6723 2163 - 338 8878816
Ufficio stampa Electa
per la Soprintendenza speciale
per i beni archeologici di Roma
Gabriella Gatto
tel. +39 06 47497 462
Il Parco Archeologico della Via Appia: storia di una realtà da identificare come tale ai fini della sua tutela e valorizzazione
La porzione di territorio compresa nel Comune di Roma e caratterizzata dal passaggio della Via Appia, realizzata nella sua conformazione monumentale a partire dal 312 a.C. per collegare Roma Brindisi, nonostante non abbia avuto concretamente quella destinazione a “parco pubblico”, già prevista nelle norme attuative del PRG di Roma dal 1965, e sia stata oggetto di una edificazione incontrollata ed esuberante, tuttavia grazie soprattutto all’azione di tutela statale del Ministero, attraverso la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, e di qualche altro Ente o Associazione coinvolti nella salvaguardia di questo territorio, ha conservato e conserva straordinarie testimonianze antiche, aree archeologiche e complessi monumentali e catacombali che ne fanno un unicum pressoché mondiale tale da renderlo, a buon diritto, rappresentativo della definizione di Parco Archeologico così prevista del Codice dei Beni Culturali (art. 101, comma 4) quale “ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all’aperto”. Il comprensorio attraversato dalla Via Appia, in particolare all’interno ed a ridosso della città di Roma, origine e conclusione dell’antica e della superstite strada, sembra rispondere perfettamente a questa definizione. Ma è una rispondenza ancora solo teorica: in effetti il “parco archeologico”, così come istituto sancito dal Codice alla stregua di altri istituti (il museo, la biblioteca o l’archivio ecc.) chiaramente identificabili come tali, non è invece concretamente riscontrabile ed identificabile nella attuale realtà nazionale.
In questo territorio, che per le sue caratteristiche intrinseche può e deve essere identificato, fosse anche il primo caso, quale parco archeologico sancito dalla legislazione nazionale, è stato comunque istituito, dalla L.R. 66\88 e dalla L.R.29\07, un parco naturalistico; questo, pur avendo segnato un momento importante, non è stato di per sé sufficiente per assicurarne una tutela e valorizzazione soddisfacenti e tali da corrispondere, nei fatti, se non alla attuale definizione che il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio dà di un parco archeologico almeno ad un regime di protezione assicurato nei parchi nazionali naturali. Anzi, proprio l’esempio dell’Appia dimostra come il concetto di tutela sul solo elemento specificamente archeologico risulti poco efficace nella salvaguardia e gestione di aree così vaste. Il Parco Archeologico della Via Appia per diventare tale necessiterebbe di una normativa specifica.
Si segnala che anche il Consiglio Superiore del Mibac ha espresso un voto all’unanimità in data 14.6.2010 sulla necessità di porre una attenzione particolare al problema dell’Appia, sulla base di un documento presentato dalla Soprintendenza e dalla Direzione Generale alle Antichità.
L’azione della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, anche per l’auspicabile effettiva costituzione Parco Archeologico della Via Appia, coinvolge tutto il territorio e le aree archeologiche e monumentali demaniali di specifica competenza, ritenendo che tutela e valorizzazione siano in questo caso inscindibili e che perseguano entrambe il fine della pubblica utilità.
Gli interventi effettuati nel passato
Già intraprese nei trascorsi dai trascorsi anni ’80\’90 (anche con fondi straordinari quali Giubileo, Roma Capitale e al Piano Nazionale per l’Archeologia oltre che fondi ordinari e\o specifici per la messa in sicurezza), hanno avuto un’ulteriore accelerazione a partire dall’inizio del nuovo millennio, in ambito di scavo, restauro conservativo, recupero e adeguamento funzionale per apertura o riapertura al pubblico, allestimento espositivo (aree archeologiche di Villa dei Quintili, di Cecilia Metella - Castrum Caetani, Via Appia sede stradale e monumenti, Tenuta di S.Maria Nova, Villa Capo di Bove).
La Villa dei Quintili, diventata pubblica con DM di prelazione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali su richiesta della Soprintendenza nel 1985, dopo varie campagne di scavo e conseguenti restauri ed adeguamenti funzionali è stata aperta la pubblico a giugno del 2000. L’area archeologica pari a 24 ettari, estesa tra l’Appia Nuova e l’Appia Antica, all’altezza del V miglio, conserva i resti dell’antica residenza dell’imperatore Commodo, realizzata su una preesistente villa privata dei fratelli Quintili: edifici residenziali, termali, di rappresentanza, di servizio, cisterne, con ancora in situ eleganti rivestimenti in opus sectile, mosaico o affresco, decorazioni architettoniche, e nell’Antiquarium opere e oggetti rinvenuti negli scavi della villa. Le opere più importanti, dovute agli scavi sette/ottocenteschi sono conservate nei più importanti Musei del mondo.
Ad oggi sono stati scavati circa 20.000 metri quadri delle antiche strutture:
Giubileo 2000:
Area Centrale (mq. 6.875)+ Grande Ninfeo (mq. 320) = mq.7.195
Piano Nazionale dell’Archeologia (2002-04):
Area Centrale (mq.4.675) + Grande Cisterna (mq. 785)
+ Grande Ninfeo (mq.875)=mq. 6.350
Area scavi recenti (2007-09):
mq. 4.000
Altri monumenti demaniali dell’Appia
Il Mausoleo di Cecilia Metella con annesso Castrum Caetani è un’area archeologica e monumentale di circa 3 ettari che è stata riaperta al pubblico nell’estate del 2000 dopo lavori di scavo, restauro ed adeguamento funzionale che hanno messo in luce anche la parte sommitale della colata lavica di Capo di Bove risalente a 260.000 anni fa sulla quale è stata costruito nel I sec. a.C. questo imponente monumento funerario, emblema della Via Appia. Nel 1303 è stato costruito il Castrum Caetani, ad opera della famiglia Caetani, essendo papa Bonifacio VIII Caetani, quale residenza fortilizio a controllo della strada della fine del XIII sec. ospita nella c.d. torre uno spazio espositivo di alcuni dei reperti dello scavo. Il complesso, con la chiesa di S. Nicola costituisce un esempio di straordinaria importanza e affascina per lo stato delle rovine e la successione delle fasi storiche.
Il complesso archeologico di Capo di Bove è stato acquistato con prelazione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, su richiesta della Soprintendenza, nell’anno 2002. L’area archeologica, con resti di un importante impianto termale forse relativo ad un più ampio complesso residenziale di II sec. d.C. (di cui sono tornati alla luce 34 ambienti) con le presenze moderne e con il giardino ridisegnato e restaurato con essenze e sistemazioni adeguate alla natura dei luoghi ha una superficie di ca. 8000 mq. è aperto al pubblico da luglio 2006 con ingresso gratuito ed offre ai visitatori dell’Appia un punto di sosta e di riposo nonché una illustrazione dei risultati degli scavi. L’edificio principale è stato inaugurato a novembre 2008 ed ospita l’archivio di Antonio Cederna. Qui si tengono incontri, convegni, presentazioni di libri, legati in particolare al tema della tutela del paesaggio storico e dell’Appia, particolarmente apprezzati per la bellezza e la cura del luogo.
La Via Appia, infine, è essa stessa un monumento e come tale è stata oggetto di specifici ed accuratissimi interventi di scavo, restauro, recupero funzionale mediante risarciture, sia del sedime stradale vero e proprio (basolato antico e crepidini) sia delle macere ad essa parallele che delimitano la zona demaniale quale limiti specificatamente realizzati nel 1853 da Luigi Canina Commissario alle Antichità dell’allora Stato Pontificio. La strada e le sue fasce demaniali, dal III al X miglio (confine del Comune di Roma) inglobano centinaia di resti di monumenti e sepolcri funerari di piccola, media e grande dimensione, che sono parimenti stati e sono oggetto di continui interventi di tutela e conservazione di quest’area che è a totale pubblica fruizione. Tale compito è reso molto gravoso dall’uso della strada a transito veicolare per le residenze private e le numerose attività che negli anni si sono stabilite qui.
A completamento delle opere di restauro e riqualificazione del tratto di Via Appia compreso tra da Porta S. Sebastiano ed il Grande Raccordo Anulare effettuate dal Comune di Roma tra il 1998 e il 2003, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, conclusi i lavori per il sottopasso stradale dell’Appia sul GRA, dal 2004 ha effettuato un primo intervento di riqualificazione del tratto della Via Appia al VIII miglio, grazie a un finanziamento da parte dell’ ANAS, che aveva infatti realizzato il sottopasso. Si è proseguito per tratti successivi. In tali interventi si è risarcito il tessuto viario della Via Appia con sampietrini dove privo di basolato antico, preservando e restaurando invece il basolato stesso dove esistente; si sono ripristinate sia le crepidini, sia delle macere laterali realizzate da Luigi Canina. Il restauro ha riguardato anche alcuni monumenti funerari prospicienti l’antico tracciato e compresi all’interno delle fasce demaniali; si è inoltre sempre contestualmente effettuata una regimentazione delle acque meteoriche ripristinando e restaurando i fossi e le cunette della strada nonché una accorta sistemazione del verde delle aree interessate dai lavori.
Informazioni tecniche
Orari di visita
Tutti i giorni dalle 9,00 a un’ora prima del tramonto
La biglietteria chiude un’ora prima
Ingresso
Da via Appia Nuova 1092; da aprile a ottobre nei weekend e festivi anche dall’Appia Antica presso civico 290
Biglietti
Intero € 6,00; ridotto € 3,00
Il biglietto è valido 7 giorni e consente l’accesso anche al mausoleo di Cecilia Metella e alle Terme di Caracalla
Informazioni e visite guidate
tel. +39.06.39967700
www.pierreci.it
Il primo intervento interessa un tratto viario di circa 500 metri a partire dall’incrocio con Vicolo di Tor Carbone e è stato finalizzato alla regolarizzazione del percorso, mediante lavori di innalzamento del piano stradale e protezione del basolato antico. Laddove possibile, il basolato antico è stato lasciato “a vista” attraverso un intervento di riposizionamento, previo consolidamento del sottofondo.
L’esigenza primaria è stata quella di garantire la sicurezza e la conservazione del percorso viario, particolarmente alterato dalla stagnazione delle acque piovane e aggravato dalla tromba d’aria del 5.11.2008, che ha divelto anche 15 cipressi secolari.
Contestualmente si è provveduto al ripristino dell’impianto di smaltimento delle acque piovane, alla generalizzata sistemazione a verde e a eseguire specifici interventi di consolidamento su alcune strutture archeologiche poste ai margini della via (costo euro 445.287,00).
Il secondo intervento, in corso di realizzazione, interessa il tracciato viario compreso tra l'VIII miglio e la Via di Fioranello per una lunghezza pari a Km. 1; prevede il ripristino della pavimentazione mancante con sampietrini, delle crepidini, delle macere, delle pertinenze anche monumentali della strada e delle sue aree verdi (costo euro 761.000,00). L’obiettivo è consentire la pubblica fruizione in sicurezza, fino all’altezza dell’Aeroporto di Ciampino, di un “apparato archeologico e monumentale” quale deve intendersi la Via Appia. Al termine di questo cantiere resterà “solo” 1,5 Km. per completare il restauro dell'Appia Antica e per restituirla al pubblico all’interno di quello che, si auspica, possa divenire concretamente il Parco Archeologico della Via Appia.
Completato il terzo intervento sull'area archeologica della Villa dei Quintili e sulla cosiddetta Cisterna Piranesi. L'area centrale della Villa ha visto la messa in sicurezza degli scavi più recenti, circa 4.000 metri quadri, e delle strutture; ripulita l'area intorno alla cisterna circolare – interna alla Tenuta di S. Maria Nova, adiacente alla Villa dei Quintili – restaurate le strutture. Passerelle, parapetti, pedane e scale delimitano i nuovi percorsi destinati alla visita del pubblico fino alla terrazza dalla quale è possibile vedere l'intera Villa dei Quintili e il paesaggio circostante (costo euro 320.000).
Il quarto intervento, per il quale è in corso la gara d'appalto, riguarda la Tenuta di S. Maria Nova con il casale e il casaletto, un complesso archeologico e monumentale di circa 4 ettari. Adiacente alla Villa dei Quintili con la quale confina sulla Via Appia Antica e della quale costituisce parte integrante, è stata acquistata dalla Soprintendenza nel 2006. Dopo l'iniziale bonifica e un primo adeguamento per la sicurezza si è proceduto al restauro parziale del Casale, che si imposta su un poderoso edificio romano con sopraelevazioni del XII sec. d.C. Lo scavo ad oggi effettuato (mq. 1.390) ha restituito resti archeologici relativi soprattutto ad ambienti termali decorati con mosaici con gladiatori e scene circensi. E’ in corso di appalto il progetto per il quale il Commissario ha stanziato 2.000.000,00 di euro, finalizzato al restauro, all’adeguamento funzionale e impiantistico per l’apertura parziale al pubblico.
L'area archeologica della Villa dei Quintili è stata aperta al pubblico nel giugno del 2000. Nel 2009 è stata visitata da 8.713 persone.
Ufficio stampa MiBAC
tel. +39 06 6723 2261/2
Ufficio stampa Commissario Delegato
Cristiano Brughitta
tel. +39 06 6723 2163 - 338 8878816
Ufficio stampa Electa
per la Soprintendenza speciale
per i beni archeologici di Roma
Gabriella Gatto
tel. +39 06 47497 462
SCHEDA
Il Parco Archeologico della Via Appia: storia di una realtà da identificare come tale ai fini della sua tutela e valorizzazione
La porzione di territorio compresa nel Comune di Roma e caratterizzata dal passaggio della Via Appia, realizzata nella sua conformazione monumentale a partire dal 312 a.C. per collegare Roma Brindisi, nonostante non abbia avuto concretamente quella destinazione a “parco pubblico”, già prevista nelle norme attuative del PRG di Roma dal 1965, e sia stata oggetto di una edificazione incontrollata ed esuberante, tuttavia grazie soprattutto all’azione di tutela statale del Ministero, attraverso la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, e di qualche altro Ente o Associazione coinvolti nella salvaguardia di questo territorio, ha conservato e conserva straordinarie testimonianze antiche, aree archeologiche e complessi monumentali e catacombali che ne fanno un unicum pressoché mondiale tale da renderlo, a buon diritto, rappresentativo della definizione di Parco Archeologico così prevista del Codice dei Beni Culturali (art. 101, comma 4) quale “ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all’aperto”. Il comprensorio attraversato dalla Via Appia, in particolare all’interno ed a ridosso della città di Roma, origine e conclusione dell’antica e della superstite strada, sembra rispondere perfettamente a questa definizione. Ma è una rispondenza ancora solo teorica: in effetti il “parco archeologico”, così come istituto sancito dal Codice alla stregua di altri istituti (il museo, la biblioteca o l’archivio ecc.) chiaramente identificabili come tali, non è invece concretamente riscontrabile ed identificabile nella attuale realtà nazionale.
In questo territorio, che per le sue caratteristiche intrinseche può e deve essere identificato, fosse anche il primo caso, quale parco archeologico sancito dalla legislazione nazionale, è stato comunque istituito, dalla L.R. 66\88 e dalla L.R.29\07, un parco naturalistico; questo, pur avendo segnato un momento importante, non è stato di per sé sufficiente per assicurarne una tutela e valorizzazione soddisfacenti e tali da corrispondere, nei fatti, se non alla attuale definizione che il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio dà di un parco archeologico almeno ad un regime di protezione assicurato nei parchi nazionali naturali. Anzi, proprio l’esempio dell’Appia dimostra come il concetto di tutela sul solo elemento specificamente archeologico risulti poco efficace nella salvaguardia e gestione di aree così vaste. Il Parco Archeologico della Via Appia per diventare tale necessiterebbe di una normativa specifica.
Si segnala che anche il Consiglio Superiore del Mibac ha espresso un voto all’unanimità in data 14.6.2010 sulla necessità di porre una attenzione particolare al problema dell’Appia, sulla base di un documento presentato dalla Soprintendenza e dalla Direzione Generale alle Antichità.
L’azione della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, anche per l’auspicabile effettiva costituzione Parco Archeologico della Via Appia, coinvolge tutto il territorio e le aree archeologiche e monumentali demaniali di specifica competenza, ritenendo che tutela e valorizzazione siano in questo caso inscindibili e che perseguano entrambe il fine della pubblica utilità.
Gli interventi effettuati nel passato
Già intraprese nei trascorsi dai trascorsi anni ’80\’90 (anche con fondi straordinari quali Giubileo, Roma Capitale e al Piano Nazionale per l’Archeologia oltre che fondi ordinari e\o specifici per la messa in sicurezza), hanno avuto un’ulteriore accelerazione a partire dall’inizio del nuovo millennio, in ambito di scavo, restauro conservativo, recupero e adeguamento funzionale per apertura o riapertura al pubblico, allestimento espositivo (aree archeologiche di Villa dei Quintili, di Cecilia Metella - Castrum Caetani, Via Appia sede stradale e monumenti, Tenuta di S.Maria Nova, Villa Capo di Bove).
La Villa dei Quintili, diventata pubblica con DM di prelazione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali su richiesta della Soprintendenza nel 1985, dopo varie campagne di scavo e conseguenti restauri ed adeguamenti funzionali è stata aperta la pubblico a giugno del 2000. L’area archeologica pari a 24 ettari, estesa tra l’Appia Nuova e l’Appia Antica, all’altezza del V miglio, conserva i resti dell’antica residenza dell’imperatore Commodo, realizzata su una preesistente villa privata dei fratelli Quintili: edifici residenziali, termali, di rappresentanza, di servizio, cisterne, con ancora in situ eleganti rivestimenti in opus sectile, mosaico o affresco, decorazioni architettoniche, e nell’Antiquarium opere e oggetti rinvenuti negli scavi della villa. Le opere più importanti, dovute agli scavi sette/ottocenteschi sono conservate nei più importanti Musei del mondo.
Ad oggi sono stati scavati circa 20.000 metri quadri delle antiche strutture:
Giubileo 2000:
Area Centrale (mq. 6.875)+ Grande Ninfeo (mq. 320) = mq.7.195
Piano Nazionale dell’Archeologia (2002-04):
Area Centrale (mq.4.675) + Grande Cisterna (mq. 785)
+ Grande Ninfeo (mq.875)=mq. 6.350
Area scavi recenti (2007-09):
mq. 4.000
Altri monumenti demaniali dell’Appia
Il Mausoleo di Cecilia Metella con annesso Castrum Caetani è un’area archeologica e monumentale di circa 3 ettari che è stata riaperta al pubblico nell’estate del 2000 dopo lavori di scavo, restauro ed adeguamento funzionale che hanno messo in luce anche la parte sommitale della colata lavica di Capo di Bove risalente a 260.000 anni fa sulla quale è stata costruito nel I sec. a.C. questo imponente monumento funerario, emblema della Via Appia. Nel 1303 è stato costruito il Castrum Caetani, ad opera della famiglia Caetani, essendo papa Bonifacio VIII Caetani, quale residenza fortilizio a controllo della strada della fine del XIII sec. ospita nella c.d. torre uno spazio espositivo di alcuni dei reperti dello scavo. Il complesso, con la chiesa di S. Nicola costituisce un esempio di straordinaria importanza e affascina per lo stato delle rovine e la successione delle fasi storiche.
Il complesso archeologico di Capo di Bove è stato acquistato con prelazione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, su richiesta della Soprintendenza, nell’anno 2002. L’area archeologica, con resti di un importante impianto termale forse relativo ad un più ampio complesso residenziale di II sec. d.C. (di cui sono tornati alla luce 34 ambienti) con le presenze moderne e con il giardino ridisegnato e restaurato con essenze e sistemazioni adeguate alla natura dei luoghi ha una superficie di ca. 8000 mq. è aperto al pubblico da luglio 2006 con ingresso gratuito ed offre ai visitatori dell’Appia un punto di sosta e di riposo nonché una illustrazione dei risultati degli scavi. L’edificio principale è stato inaugurato a novembre 2008 ed ospita l’archivio di Antonio Cederna. Qui si tengono incontri, convegni, presentazioni di libri, legati in particolare al tema della tutela del paesaggio storico e dell’Appia, particolarmente apprezzati per la bellezza e la cura del luogo.
La Via Appia, infine, è essa stessa un monumento e come tale è stata oggetto di specifici ed accuratissimi interventi di scavo, restauro, recupero funzionale mediante risarciture, sia del sedime stradale vero e proprio (basolato antico e crepidini) sia delle macere ad essa parallele che delimitano la zona demaniale quale limiti specificatamente realizzati nel 1853 da Luigi Canina Commissario alle Antichità dell’allora Stato Pontificio. La strada e le sue fasce demaniali, dal III al X miglio (confine del Comune di Roma) inglobano centinaia di resti di monumenti e sepolcri funerari di piccola, media e grande dimensione, che sono parimenti stati e sono oggetto di continui interventi di tutela e conservazione di quest’area che è a totale pubblica fruizione. Tale compito è reso molto gravoso dall’uso della strada a transito veicolare per le residenze private e le numerose attività che negli anni si sono stabilite qui.
A completamento delle opere di restauro e riqualificazione del tratto di Via Appia compreso tra da Porta S. Sebastiano ed il Grande Raccordo Anulare effettuate dal Comune di Roma tra il 1998 e il 2003, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, conclusi i lavori per il sottopasso stradale dell’Appia sul GRA, dal 2004 ha effettuato un primo intervento di riqualificazione del tratto della Via Appia al VIII miglio, grazie a un finanziamento da parte dell’ ANAS, che aveva infatti realizzato il sottopasso. Si è proseguito per tratti successivi. In tali interventi si è risarcito il tessuto viario della Via Appia con sampietrini dove privo di basolato antico, preservando e restaurando invece il basolato stesso dove esistente; si sono ripristinate sia le crepidini, sia delle macere laterali realizzate da Luigi Canina. Il restauro ha riguardato anche alcuni monumenti funerari prospicienti l’antico tracciato e compresi all’interno delle fasce demaniali; si è inoltre sempre contestualmente effettuata una regimentazione delle acque meteoriche ripristinando e restaurando i fossi e le cunette della strada nonché una accorta sistemazione del verde delle aree interessate dai lavori.
Informazioni tecniche
Orari di visita
Tutti i giorni dalle 9,00 a un’ora prima del tramonto
La biglietteria chiude un’ora prima
Ingresso
Da via Appia Nuova 1092; da aprile a ottobre nei weekend e festivi anche dall’Appia Antica presso civico 290
Biglietti
Intero € 6,00; ridotto € 3,00
Il biglietto è valido 7 giorni e consente l’accesso anche al mausoleo di Cecilia Metella e alle Terme di Caracalla
Informazioni e visite guidate
tel. +39.06.39967700
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© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:29:50 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:29:50