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IL MIO SOGNO? PORTARE SPIELBERG A ROMA
Testo del comunicato
Il ministro Dario Franceschini spiega la sua strategia per catturare il grande cinema (pubblicato su il Venerdì di Repubblica del 7 agosto 2015)
Dario Franceschini chiama Steven Spielberg. Dopo 007, Zoolonder2 e il remake di BenHur, il ministro della Cultura vorrebbe che il prossimo a girare in Italia fosse il Maestro di E. T. Un sogno che si adatta bene alla fabbrica dei sogni: il cinema. Da un anno il nostro Paese non offre solo paesaggi irripetibili in studio, ma incentivi fiscali forti che hanno riportato le grandi produzioni internazionali a Roma, Firenze, Venezia, sulle colline della Toscana.
Cosa è cambiato in dodici mesi?
«Sono cambiatele regole del Tax Credit internazionale. L'importo massimo detraibile era di 5 milioni complessivi. Adesso è di 10 milioni, moltiplicabile per ciascuna società di produzione che contribuisce alla fattura del film. Siamo tornati competitivi con altri Paesi che offrono detrazioni d'imposta consistenti. Così, prima venivano a girare una scena perché gli serviva una strada, una piazza. Adesso stanno sei mesi e i produttori di Bond mi hanno detto che le immagini d'azione girate a Roma sono le più belle mai inserite nella serie».
Quindi il cambiamento ha funzionato.
«Benissimo. Anche in un periodo di crisi il fondo è stato portato da 110 a 115 milioni di euro. In sei mesi de12014, dall'entrata in vigore del contributo, sono stati fatti gli investimenti dell'intero 2013. Ho dato indicazione a tutti i luoghi appetibili per le produzioni estere di essere molto aperti a far lavorare le troupe. Tutto quello che si vede in un film di cassetta a livello mondiale torna al turismo. E durante la lavorazione guadagnano alberghi, artigiani, la nostra industria cinematografica. Senza contare il ritorno di tasse, Iperf o Iva che siano».
Un vero affare.
«Altroché. A Roma ci sono tour operator che vendono il pacchetto Grande bellezza portando gli stranieri sui luoghi del film. Molti, per immedesimarsi, si vestono di bianco come Jep Gambardella».
Questo ritorno economico servirà anche a far ripartire il cinema italiano?
«Ma il cinema italiano gode di buona salute. Non è che se non vinci a Cannes puoi cancellare il fatto che l'anno precedente hai vinto l'Oscar. I film italiani hanno il fondo unico dello spettacolo e poi anche il Tax Credit nazionale. Possono utilizzarlo parallelamente. In più abbiamo inserito l'incentivo fiscale per l'audiovisivo, le nostre fiction, per il web, per la difesa delle sale storiche. Uno strumento in più sarà la Festa del cinema di Roma, alla quale da quest'anno affiancheremo una sede di mercato per gli operatori del settore. Li riuniremo tutti alle Terme di Diocleziano. Con tutto il rispetto, mi sembra una sede più affascinante di un sala convegni di un albergo di Toronto».
Qual è il film italiano più bello di quest'anno?
«Uhh. Mi faccia pensare...».
Non li ha visti?
«Certo che li ho visti. Ma, vediamo... No, meglio non fare torto a nessuno. Gli artisti sono permalosi. Diciamo, sensibili».
CHE COS'È IL TAX CREDIT
Il Tax Credit è la possibilità di compensare debiti fiscali (Ires, Irap, irpef, Iva, contributi previdenziali e assicurativi) con il credito maturato grazie a un investimento nel settore audiovisivo. Destinatari sono le imprese di produzione e distribuzione, gli esercenti, le imprese di produzione esecutiva e post produzione. Con la legge Art Bonus, il credito di imposta massimo concesso alle produzioni esecutive italiane, che girano, su commissione estero, film stranieri sul territorio italiano è stato elevato da 5 a 10 milioni di euro l'anno.
A cura di Goffredo De Marchis
pubblicato su Il Venerdì di repubblica del 7 agosto 2015
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:43 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:43