Pubblicato il:
Iscriviti alla newsletter
Foro di dialogo - Intervento del Ministro Bondi a: "Italia e Russia nell'Europa post-crisi"
Testo del comunicato
Egregio Presidente Todini,
Egregio Presidente Dmitriev,
autorità,
gentile pubblico,
desidero ringraziarvi per l’opportunità offerta dal Foro di dialogo Italia e Russia di un confronto informale alla vigilia del vertice bilaterale, che permette di amplificare e dibattere in una sede pubblica i temi all’ordine del giorno degli incontri fra le due delegazioni di governo.
I profondi legami culturali tra le nostre nazioni sono stati assai fecondi nei secoli. Idee e uomini hanno tracciato solidi canali di dialogo tra le nostre nazioni. Poeti, letterati, architetti, musicisti, intellettuali, animati da un interesse reciproco e da una vicinanza spirituale, hanno costruito una fitta serie di rapporti e scambi, nutrendosi di questo legame profondo.
Nel XVIII secolo, quando lungo la Neva sulle sponde del Baltico cresceva Pietrogrado, la nuova capitale dell’impero russo, furono coinvolti importanti architetti italiani nell’edificazione urbanistica della città. Bartolomeo Rastrelli, Domenico Trezzini, Antonio Rinaldi e Giacomo Quarenghi tra il Settecento e i primi anni dell’Ottocento, con la costruzione del Palazzo d’Inverno, del Palazzo di Caterina II di Russia a Tsarkoe Tselo, del Teatro dell’Ermitage, intensificarono l’interesse per la cultura e l’arte italiana.
Da quel momento molti artisti russi cominciarono a frequentare l’Italia, come i borsisti dell’accademia di Belle Arti di San Pietroburgo, tra cui Briullov, Ivanov e Shedrin, per un percorso di formazione tecnica e umanistica che esercitò notevoli influenze sugli sviluppi della storia dell’arte russa.
Proprio in questi giorni, inoltre, si sono appena concluse a Roma le celebrazioni per il secondo centenario della nascita dello scrittore e drammaturgo Nijolay Vasilyevic Gogol, organizzate dai nostri due Governi. Per Gogol la Città Eterna era “la Patria della sua anima”, il luogo dove essa viveva ancora prima di venire alla luce. Un amore intenso, un rapporto viscerale. A Roma e in Italia Gogol soggiornò a lungo, divenendo un autentico ponte fra le nostre Nazioni. Assieme a Rastrelli, Rossi, Quarenghi, Ruffo, Solari, Fioravanti, Brodsky, Stravinsky, Diaghilev e a tanti altri, Gogol è nel Pantheon di quegli artisti che hanno fecondato il dialogo tra le nostre culture.
Un dialogo che si rafforzerà ulteriormente con gli eventi che realizzeremo per l’anno della cultura e della lingua italiana in Russia e della cultura e della lingua russa in Italia nel 2011. I due comitati organizzatori nazionali, coordinati dal Vice Primo Ministro russo, Alexander Zhukov, e dal Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta. Molti i progetti in esame, dalla partecipazione di artisti italiani alla Biennale di Mosca a una grande mostra dedicata all’arte contemporanea italiana dal secondo dopoguerra ad oggi, da programmi per favorire la mobilità dei giovani artisti dei due Paesi e stimolarne la creatività, a concerti straordinari della Scala e del San Carlo per l’inaugurazione del restauro del Bolshoi. È prevista nel 2011 anche l’istituzione di un premio per traduzioni letterarie e teatrali, sostenuto da realtà private del nostro Paese, che avrà cadenza annuale e favorirà una maggiore diffusione dei testi delle reciproche letterature.
Questi progetti di grande respiro, realizzati in un momento storico in cui le relazioni tra Italia e Russia vivono una fase particolarmente felice, consolideranno la nostra secolare amicizia e consentiranno di valorizzare sul piano culturale la relazione privilegiata esistente trai due Paesi. Le manifestazioni previste contribuiranno infatti ad esaltare le affinità e i rapporti tra le nostre due culture, a far ulteriormente apprezzare la ricchezza e la vitalità delle nostre grandi Istituzioni culturali, nonché a far conoscere meglio la loro capacità di innovazione e le esperienze dei nostri artisti più giovani e qualificati.
Dopo questo preambolo permettetemi una chiosa sul tema di quest’incontro.
In questa sede, è necessario chiarire il significato di una grande parola: educazione.
La parola “educazione” evoca un movimento deciso e decisivo di uscita dalla sfera dell’io a quella del tu: e-ducere, condurre fuori, senza strappi e violenze, ma con pazienza ed umiltà, con tenace umiltà. Educare significa spostare i significati dalla sfera interiore a quella universale, la sfera in comune a me e a te, a noi, la sfera in cui non c’è solo l’io, ma anche il tu, l’uno di fronte all’altro. L’educazione è la prima mossa della ragione e la prima azione etica dell’uomo.
Ecco perché la Chiesa sta riprendendo in mano l’intera forma dell’educazione come primo passo verso la formazione integrale della persona. Una formazione che colga gli aspetti antropologici, culturali, ma, insieme politici e morali, dell’esistenza.
La civiltà europea è una civiltà dell’educazione come formazione integrale della persona. Una vicenda che si inscrive pienamente nella civiltà cristianità e nell’umanesimo laico.
Nell’assenza di questa concezione universale dell’uomo, non si dà né politica, né cooperazione culturale.
Il secondo passo da compiere è la cooperazione culturale. Che cosa vuol dire cooperare? Gli uomini cooperano fra di loro quando c’è di mezzo un fine comune, è un atto intrinsecamente umano. L’abbiamo visto durante il terremoto in Abruzzo e nella tragedia di Messina. L’abbiamo visto durante molte altre sciagure che hanno coinvolto Paesi europei; guerre, alluvioni; catastrofi naturali. Ebbene, questa spinta esiste anche quando si deve generare qualcosa che ancora non c’è, non esiste. Si può cooperare anche in vista del futuro, alla luce del presente e non soltanto durante le emergenze. E lo si può fare perché nell’uomo c’è questa spinta che affratella tutti e fa scaricare positivamente sulle società un’energia positiva e creativa.
Risulterà chiaro, speriamo, a questo punto, il preciso e importante ruolo delle chiese in questo contesto di trapasso storico. A partire dalla “nuova evangelizzazione” di Giovanni Paolo II per giungere alla tematizzazione dell’idea di Europa da parte dell’attuale Pontefice, Benedetto XVI, è evidente e stringente la passione della Chiesa per l’uomo. Una passione che accomuna anche altre confessioni cristiane, presenti ed operanti attivamente in Europa e in Russia. Ha detto infatti Giovanni Paolo II: “La Chiesa deve respirare a due polmoni! La Chiesa ha bisogno dell'apporto dell'Oriente e dell'Occidente.”
Il Pontefice, in altra sedde, ha poi chiaruito : “le persone non devono mai venir considerate come meri oggetti, né devono essere sacrificate al profitto politico, economico o sociale. Non dobbiamo più permettere che vengano manipolate o rese schiave dalle ideologie o dalla tecnologia. La dignità e il valore che Dio ha donato loro in quanto esseri umani lo proibisce”. Aggiungendo: “Ciò significa rispettare le tradizioni religiose e culturali degli altri e anche tutelarle e promuoverle se necessario”.
E’ ben chiaro alle chiese, dunque, quel che manca a noi tutti, uomini ormai “postmoderni”, cioè – un’idea di uomo e un’idea di cultura per l’uomo –ed esse non attendono risposte preconfezionate dalla politica, dalla tradizione culturale e politica.
Un lessico chiaro, distinto e carico di storia vitale come quello delle chiese e della cristianità apre un varco nel momento politico per condurre la politica verso finalità più alte ed universali. Lungi dal voler “colonizzare” le società europee, le chiese diventano oggi, sempre più nettamente, una “riserva escatologica” e di senso per gli uomini e le donne in cerca di verità e certezze. Il che stabilisce il criterio ultimo e più saldo dell’educazione. Egli ha bisogno di una fonte spirituale, la stessa che ha visto in opera nel momento fondativo della sua tradizione e della civiltà nella quale si è trovato a nascere.
2 dicembre 2009
Ministero dello Sviluppo Economico
Via Veneto, 33 - Roma
Egregio Presidente Dmitriev,
autorità,
gentile pubblico,
desidero ringraziarvi per l’opportunità offerta dal Foro di dialogo Italia e Russia di un confronto informale alla vigilia del vertice bilaterale, che permette di amplificare e dibattere in una sede pubblica i temi all’ordine del giorno degli incontri fra le due delegazioni di governo.
I profondi legami culturali tra le nostre nazioni sono stati assai fecondi nei secoli. Idee e uomini hanno tracciato solidi canali di dialogo tra le nostre nazioni. Poeti, letterati, architetti, musicisti, intellettuali, animati da un interesse reciproco e da una vicinanza spirituale, hanno costruito una fitta serie di rapporti e scambi, nutrendosi di questo legame profondo.
Nel XVIII secolo, quando lungo la Neva sulle sponde del Baltico cresceva Pietrogrado, la nuova capitale dell’impero russo, furono coinvolti importanti architetti italiani nell’edificazione urbanistica della città. Bartolomeo Rastrelli, Domenico Trezzini, Antonio Rinaldi e Giacomo Quarenghi tra il Settecento e i primi anni dell’Ottocento, con la costruzione del Palazzo d’Inverno, del Palazzo di Caterina II di Russia a Tsarkoe Tselo, del Teatro dell’Ermitage, intensificarono l’interesse per la cultura e l’arte italiana.
Da quel momento molti artisti russi cominciarono a frequentare l’Italia, come i borsisti dell’accademia di Belle Arti di San Pietroburgo, tra cui Briullov, Ivanov e Shedrin, per un percorso di formazione tecnica e umanistica che esercitò notevoli influenze sugli sviluppi della storia dell’arte russa.
Proprio in questi giorni, inoltre, si sono appena concluse a Roma le celebrazioni per il secondo centenario della nascita dello scrittore e drammaturgo Nijolay Vasilyevic Gogol, organizzate dai nostri due Governi. Per Gogol la Città Eterna era “la Patria della sua anima”, il luogo dove essa viveva ancora prima di venire alla luce. Un amore intenso, un rapporto viscerale. A Roma e in Italia Gogol soggiornò a lungo, divenendo un autentico ponte fra le nostre Nazioni. Assieme a Rastrelli, Rossi, Quarenghi, Ruffo, Solari, Fioravanti, Brodsky, Stravinsky, Diaghilev e a tanti altri, Gogol è nel Pantheon di quegli artisti che hanno fecondato il dialogo tra le nostre culture.
Un dialogo che si rafforzerà ulteriormente con gli eventi che realizzeremo per l’anno della cultura e della lingua italiana in Russia e della cultura e della lingua russa in Italia nel 2011. I due comitati organizzatori nazionali, coordinati dal Vice Primo Ministro russo, Alexander Zhukov, e dal Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta. Molti i progetti in esame, dalla partecipazione di artisti italiani alla Biennale di Mosca a una grande mostra dedicata all’arte contemporanea italiana dal secondo dopoguerra ad oggi, da programmi per favorire la mobilità dei giovani artisti dei due Paesi e stimolarne la creatività, a concerti straordinari della Scala e del San Carlo per l’inaugurazione del restauro del Bolshoi. È prevista nel 2011 anche l’istituzione di un premio per traduzioni letterarie e teatrali, sostenuto da realtà private del nostro Paese, che avrà cadenza annuale e favorirà una maggiore diffusione dei testi delle reciproche letterature.
Questi progetti di grande respiro, realizzati in un momento storico in cui le relazioni tra Italia e Russia vivono una fase particolarmente felice, consolideranno la nostra secolare amicizia e consentiranno di valorizzare sul piano culturale la relazione privilegiata esistente trai due Paesi. Le manifestazioni previste contribuiranno infatti ad esaltare le affinità e i rapporti tra le nostre due culture, a far ulteriormente apprezzare la ricchezza e la vitalità delle nostre grandi Istituzioni culturali, nonché a far conoscere meglio la loro capacità di innovazione e le esperienze dei nostri artisti più giovani e qualificati.
Dopo questo preambolo permettetemi una chiosa sul tema di quest’incontro.
In questa sede, è necessario chiarire il significato di una grande parola: educazione.
La parola “educazione” evoca un movimento deciso e decisivo di uscita dalla sfera dell’io a quella del tu: e-ducere, condurre fuori, senza strappi e violenze, ma con pazienza ed umiltà, con tenace umiltà. Educare significa spostare i significati dalla sfera interiore a quella universale, la sfera in comune a me e a te, a noi, la sfera in cui non c’è solo l’io, ma anche il tu, l’uno di fronte all’altro. L’educazione è la prima mossa della ragione e la prima azione etica dell’uomo.
Ecco perché la Chiesa sta riprendendo in mano l’intera forma dell’educazione come primo passo verso la formazione integrale della persona. Una formazione che colga gli aspetti antropologici, culturali, ma, insieme politici e morali, dell’esistenza.
La civiltà europea è una civiltà dell’educazione come formazione integrale della persona. Una vicenda che si inscrive pienamente nella civiltà cristianità e nell’umanesimo laico.
Nell’assenza di questa concezione universale dell’uomo, non si dà né politica, né cooperazione culturale.
Il secondo passo da compiere è la cooperazione culturale. Che cosa vuol dire cooperare? Gli uomini cooperano fra di loro quando c’è di mezzo un fine comune, è un atto intrinsecamente umano. L’abbiamo visto durante il terremoto in Abruzzo e nella tragedia di Messina. L’abbiamo visto durante molte altre sciagure che hanno coinvolto Paesi europei; guerre, alluvioni; catastrofi naturali. Ebbene, questa spinta esiste anche quando si deve generare qualcosa che ancora non c’è, non esiste. Si può cooperare anche in vista del futuro, alla luce del presente e non soltanto durante le emergenze. E lo si può fare perché nell’uomo c’è questa spinta che affratella tutti e fa scaricare positivamente sulle società un’energia positiva e creativa.
Risulterà chiaro, speriamo, a questo punto, il preciso e importante ruolo delle chiese in questo contesto di trapasso storico. A partire dalla “nuova evangelizzazione” di Giovanni Paolo II per giungere alla tematizzazione dell’idea di Europa da parte dell’attuale Pontefice, Benedetto XVI, è evidente e stringente la passione della Chiesa per l’uomo. Una passione che accomuna anche altre confessioni cristiane, presenti ed operanti attivamente in Europa e in Russia. Ha detto infatti Giovanni Paolo II: “La Chiesa deve respirare a due polmoni! La Chiesa ha bisogno dell'apporto dell'Oriente e dell'Occidente.”
Il Pontefice, in altra sedde, ha poi chiaruito : “le persone non devono mai venir considerate come meri oggetti, né devono essere sacrificate al profitto politico, economico o sociale. Non dobbiamo più permettere che vengano manipolate o rese schiave dalle ideologie o dalla tecnologia. La dignità e il valore che Dio ha donato loro in quanto esseri umani lo proibisce”. Aggiungendo: “Ciò significa rispettare le tradizioni religiose e culturali degli altri e anche tutelarle e promuoverle se necessario”.
E’ ben chiaro alle chiese, dunque, quel che manca a noi tutti, uomini ormai “postmoderni”, cioè – un’idea di uomo e un’idea di cultura per l’uomo –ed esse non attendono risposte preconfezionate dalla politica, dalla tradizione culturale e politica.
Un lessico chiaro, distinto e carico di storia vitale come quello delle chiese e della cristianità apre un varco nel momento politico per condurre la politica verso finalità più alte ed universali. Lungi dal voler “colonizzare” le società europee, le chiese diventano oggi, sempre più nettamente, una “riserva escatologica” e di senso per gli uomini e le donne in cerca di verità e certezze. Il che stabilisce il criterio ultimo e più saldo dell’educazione. Egli ha bisogno di una fonte spirituale, la stessa che ha visto in opera nel momento fondativo della sua tradizione e della civiltà nella quale si è trovato a nascere.
2 dicembre 2009
Ministero dello Sviluppo Economico
Via Veneto, 33 - Roma
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:09 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:09