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Forma Urbis. In edicola il Mensile archeologico sulle antiche città del Lazio
Testo del comunicato
Si riporta l'editoriale e il sommario del n. 12 curato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio. Il fascicolo è attualmente in edicola e vi rimarrà fino alla metà di gennaio 2015
Editoriale: Il Lazio antico. Mito, storia e memoria
Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris/ Italiam, fato profugus, Laviniaque venit / litora, multum ille et terris iactatus et alto / vi superum saevae memorem Iunonis ob
iram; / multa quoque et bello passus, dum conderet urbem, / inferretque deos Latio, genus unde Latinum, / Albanique patres, atque altae moenia Romae.
Canto le armi, canto l’uomo che primo da Troia / venne in Italia, profugo per volere del Fato / sui lidi di Lavinio.
A lungo travagliato / e per terra e per mare dalla potenza divina / a causa dell’ira tenace della crudele Giunone, / molto soffrì anche in guerra: finché fondò una città / e
stabilì nel Lazio i Penati di Troia, / origine gloriosa della razza latina e albana, / e delle mura di Roma, la superba (Verg., Aen., I, 1-7).
Questo l’incipit dell’Eneide in cui Virgilio, nei sette versi del proemio, anticipa i filoni portanti del mito di Enea, l’eroe troiano figlio di Anchise, fuggito dopo l’incendio della città di Troia e messosi in viaggio per il Mediterraneo fino ad approdare nel Lazio, dove diventa il capostipite del popolo romano grazie all’incontro della sua gente con gli aborigeni.
La poetica versione virgiliana ha radici profonde; infatti fra i primi a stabilire una connessione ben precisa – proprio per il tramite della figura di Enea – tra il Lazio e la piccola città dell’Asia Minore, teatro della terribile guerra narrata da Omero, furono due scrittori greci del V sec. a.C., Ellanico di Lesbo e Damaste di Sigeo, la cui tradizione fu accreditata, qualche secolo dopo, da Fabio Pittore, Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso, Appiano di Alessandria e Cassio Dione.
Nel IV sec. a.C. lo storico siciliano Timeo di Tauromenio fa menzione, nelle sue Storie, dell’origine troiana dei Penati custoditi in un santuario di Lavinium, città sacra dei Latini, per la prima volta citati come abitanti del Latium nella Teogonia di Esiodo che si occupa del loro eroe eponimo Latino, padre della futura sposa di Enea, Lavinia, considerandolo figlio di Odisseo e di Circe (vv. 1011-1016).
Il Latium – il cui coronimo presuppone una base *(s)tl -tiom “pianura” dalla radice indoeuropea stel-, stl - to-, a cui è legato anche il latino l tus “largo, spazioso” – in origine designava il territorio pianeggiante sito nella parte meridionale dell’attuale Lazio, a sud del fiume Tevere, che lo divideva dall’Etruria meridionale (attuale Lazio settentrionale), e a nord del fiume Garigliano (presso la città di Sinuessa), che lo separava dalla Campania, limitato dalla costa tirrenica ed esteso sulle propaggini degli Appennini verso l’interno, fino al Sannio (Strabo, V, 2, 1).
Di questa regione la parte denominata Latium vetus, il Lazio primigenio, era quella abitata da genti di stirpe latina, mentre nella più ampia ed eterogenea superficie proiettata verso sud-est, detta Latium adiectum (ossia Lazio “aggiunto”, perché era un territorio che i Romani avevano conquistato nella loro progressiva espansione verso sud) ed estesa dai confini del Latium vetus fino alla Campania e al fiume Liri presso Sinuessa, erano stanziati Volsci, Ernici e Aurunci (Plin., N. H., III, 5,9).
I due distretti Latium vetus et adiectum – i cui confini segnano tutt’oggi parte della competenza territoriale della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, alla cui
cura è affidato questo numero di Forma Urbis sulle antiche città del Lazio – entrarono in seguito a far parte, insieme alla Campania, della Regio prima (nota con il nome di
Latium et Campania) nella suddivisione territoriale e amministrativa dell’Italia voluta da Augusto.
Del territorio laziale, non ancora abbastanza conosciuto eppure così denso di miti, di storia e di suggestioni – meta poco battuta anche dai viaggiatori del Grand Tour Sette-
Ottocentesco, attratti da destinazioni più note come Roma e Pompei – ci proponiamo di dare conto in questo numero di Forma Urbis – illustrato in dettaglio nell’introduzione del Soprintendente Elena Calandra – che, insieme alle precedenti monografie su Villa Adriana e sulle ville del Lazio si prefigge di essere una guida aggiornata per i Grand
Tourists di oggi.
Simona Sanchirico
Direttore editoriale di Forma Urbis – Fondazione Dià Cultura
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:39 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:39