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Dal fiume Stella, in Friuli Venezia Giulia, una nuova, eccezionale scoperta.
Testo del comunicato
Rinvenuto sulla sponda del fiume Stella, l’antico Anaxum di Plinio, presso l’abitato di Precenicco, lo scafo di un’imbarcazione datata all’XI secolo: un unicum a livello nazionale ed internazionale per la storia della costruzione navale.
Non esistono in Italia altri ritrovamenti di imbarcazioni datati all’IX secolo e, a livello internazionale, non esistono ritrovamenti di imbarcazioni di tipo fluviale databili all’anno 1000.
E’ questo l’elemento centrale della presentazione, ieri a Udine, dell’eccezionale scoperta che ha portato alla conferenza stampa, indetta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del FVG unitamente all’Università degli Studi di Udine, oltre ai giornalisti, un numero inatteso di studiosi e di persone semplicemente incuriosite dalla particolarità della notizia.
L’imbarcazione, rinvenuta nel settembre dello scorso anno, sulla sponda destra del fiume Stella, in località Precenicco, è un unicum e lo Stella, come ha detto il Soprintendente, Luigi Fozzati, “un museo involontario della storia del Friuli”, a partire dal neolitico e avanti fino all’età romana ed oltre, attraverso il buio Medioevo, verso i traffici commerciali dei Cavalieri Teutonici con la Terrasanta. E nulla più dell’eccezionalità della notizia ha potuto attirare tanta attenzione dal momento che il relitto, intercettato durante i sondaggi di archeologia preventiva, effettuati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sotto la direzione scientifica di Marta Novello, in occasione di lavori di sistemazione degli argini dello Stella da parte del Consorzio di Bonifica Bassa Friulana, giace ancora non scavato sotto una coltre di fango.
Una prima osservazione della tecnica costruttiva, assieme all’aiuto della tecnologia, attraverso le analisi effettuate su alcuni campioni lignei con il carbonio 14, ha consentito, però, di stabilire in tempi brevi la datazione, offrendo agli archeologi un “inedito reperto” su cui indirizzare nuove ricerche ed un nuovo tassello al mondo della storia della costruzione navale.
Il relitto, di due metri di larghezza per circa dieci di lunghezza, al momento deve essere ancora scavato e la procedura richiederà enorme attenzione in quanto il legno, impregnato d’acqua, tende a collassare quando l’acqua stessa evapora. Ciò che spunta adesso dal fango è la parte sommitale ma si sa già che lo scafo è piatto, senza chiglia, dunque, e che le ordinate sono ben definite e fissate con tasselli ad incastro in legno.
Non ci sono confronti diretti da poter effettuare perché, come è stato detto, non esistono altri imbarcazioni simili ma Massimo Capulli, archelogo subacqueo, docente presso l’Università di Udine, cui è stato affidato lo studio del relitto, ha già tentato una prima ricostruzione virtuale che sarà meglio definita quando lo scafo verrà portato completamente alla luce
Le analisi geomorfologiche e sedimentologiche del sito, effettuate da Alessandro Fontana, geologo del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, hanno permesso, inoltre, di stabilire che, all’epoca cui risale il relitto, la sponda del fiume Stella aveva una configurazione abbastanza simile all’attuale, ma con un’area golenale più ampia di quasi 10 metri. Successivamente questa zona è stata rimodellata dall’evoluzione fluviale e soprattutto dall’azione antropica che ne hanno causato il progressivo interramento.
Dove sarà conservata l’imbarcazione ancora non si sa di preciso ma l’idea della Soprintendenza è sicuramente quella di dare vita ad un Museo delle acque, nell’ambito del parco fluviale dello Stella, oasi naturalistica di pregio, dove raccogliere tutto ciò che questo corso d’acqua, la più importante arteria di risorgive del Friuli Venezia Giulia e fino ad ora l’unico cantiere di archeologia fluviale d’Italia, ha donato e continuerà a donare al mondo della conoscenza ed alla storia stessa di questa regione.
L’eccezionale scoperta è stata presentata ieri a Udine dal Rettore dell’Università, Cristina Compagno e dal Soprintendente per i Beni Archeologici del FVG, Luigi Fozzati ed è stata illustrata dall’archeologo, funzionario della Soprintendenza, Marta Novello e da Massimo Capulli, docente di Archeologia subacquea presso l’Università di Udine e coordinatore del Progetto Anaxum.
IL PROGETTO ANAXUM
Nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Udine e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, il progetto Anaxum, oltre l’aspetto didattico di formazione di archeologi subacquei, ha l’obbiettivo scientifico di una ricostruzione del paesaggio archeologico fluviale e di una sua valorizzazione, anche dal punto di vista naturalistico e turistico, attraverso la realizzazione, in stretta collaborazione con i diversi Comuni della zona, di un parco lungo l’intero Stella, dalla fascia delle risorgive fino alla laguna di Marano.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:28 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:28