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Cultura e turismo: l’allarme degli enti locali
Testo del comunicato
La crisi economica non deve trasformarsi in crisi della cultura. Il richiamo venuto dalla Conferenza nazionale degli Assessori alla cultura e al turismo, tenutasi a Torino la scorsa settimana, è stato perentorio e non lascia spazio a dubbi. Cedere a una logica di emergenza, a una visione di breve periodo sarebbe un errore imperdonabile, vorrebbe dire rinunciare allo sviluppo sociale, economico e civile del nostro paese e avviarlo a una fase di progressivo e sicuro declino. Eppure il rischio è forte. Sotto la duplice scure del drastico taglio dei fondi statali - tanto scontato da non fare più notizia - e la repentina riduzione delle risorse locali, decurtate dai ben noti problemi di bilancio, in presenza di una crisi globale che comincia ad intaccare i consumi, il settore rischia una fase di pericoloso arretramento. A livello statale si continuano a ridurre i fondi a disposizione per la cultura ma, diversamente da quanto accaduto negli ultimi anni, il taglio non viene più compensato dagli interventi, per lungo tempo in crescita, degli enti locali. Nel 2008 i comuni di Roma, Venezia e Firenze, solo per citare alcune delle grandi città d’arte italiane, hanno ridotto in media del 20 per cento la quota di bilancio destinata alla cultura. Come se non bastasse, anche il settore privato, per effetto della crisi, comincia a ripensare la sua logica d’investimento sulla cultura: nel 2009, dopo 5 anni di crescita, si stima un calo del mercato delle sponsorizzazioni dell’ 8,6 per cento rispetto al 2008.
In questa situazione il sistema dell’offerta culturale in Italia rischia di essere messo in seria difficoltà, innescando una spirale negativa che si rifletterà anche sulla competitività del paese. Ciò accade nel momento in cui – nonostante la generale flessione della capacità di spesa - gli italiani continuano a dimostrare voglia di cultura e turismo. Pur in un quadro generale di crisi, infatti, i consumi culturali hanno mostrato una tenuta maggiore rispetto ad altri settori economici: nel 2008 gli italiani hanno speso oltre 4,7 miliardi di euro per acquistare libri (come nel 2007), mentre ben 23 miliardi di euro (+0,8 per cento) sono stati destinati ai servizi culturali. Questo lo scenario che fa da cornice alla quinta Conferenza Nazionale degli Assessori alla Cultura e al Turismo, appuntamento biennale che quest’anno si svolge a Torino da oggi fino al 28 febbraio 2009, promosso da Federculture, Anci, Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome, l’Upi, Legautonomie, Uncem, in collaborazione con Regione Piemonte, Comune e Provincia di Torino. “Da questa Conferenza Nazionale – afferma Roberto Grossi presidente di Federculture - ci aspettiamo un segnale concreto di rilancio dell’investimento pubblico e privato nel settore cultura. Vogliamo richiamare le istituzioni politiche ad una riconsiderazione trasversale della cultura come ingrediente essenziale del cocktail della competitività. La cultura non è solo il singolo museo o il singolo teatro, ma innovazione, sviluppo e nuova produzione culturale, oltre che un antidoto all’insicurezza e all’intolleranza”.
La cultura e il turismo intese anche come risposta attiva all’attuale crisi economica. All’estero viene considerata una strada possibile, come ad esempio in Francia, dove il ministero della Cultura, in un periodo di crisi e di recessione, vedrà comunque crescere la propria dotazione di ben 100 milioni di euro all’anno mentre verrà introdotta la gratuità dei musei statali per i giovani fino a 25 anni. Oppure in Spagna, dove la spesa pubblica per la promozione turistica è la più alta d’Europa con 160 milioni di euro. Tanto da rappresentare la quinta nazione nel ranking mondiale - stilato dal World Economic Forum – che valuta la competitività del settore turistico, laddove l’Italia, con un patrimonio culturale inestimabile alle spalle, è solamente ventottesima. Nel nostro paese il Mibac nel 2009 vedrà ridurre la propria competenza del 23 per cento rispetto al 2008, per una dotazione che si attesterà su 1.568 miliardi di euro, pari allo 0,22 per cento del bilancio complessivo dello Stato. Cifra che subirà un’ulteriore riduzione nel 2010 (-0,7 per cento) e nel 2011 (-11,5 per cento). A ciò si aggiunge un’ulteriore decurtazione per i fondi per lo spettacolo (Fus): si passa dai 456 milioni di euro stanziati nel 2008 ai 398 milioni previsti per il 2009 (-13 per cento). Situazione ugualmente critica per gli investimenti nel settore turistico. I fondi per il turismo sono stati ridotti dai 49 milioni di euro del 2008 ai 33 milioni del 2009 (-31 per cento), mentre l’Italia con i suoi 15,9 milioni di euro stanziati per la promozione turistica (-37 per cento rispetto al 2008) è ultima in Europa, dove, ad esempio, la Spagna ne spenderà 160 e la Francia 95.
Ma a pesare sul versante dell’offerta culturale oltre ai consistenti tagli operati a livello statale, quest’anno si aggiunge una riduzione delle risorse messe a disposizione dagli enti locali, i soggetti che negli ultimi anni hanno sostenuto i maggiori investimenti del settore. Considerando i bilanci delle dieci maggiori città italiane, oggi la quota media destinata alla cultura si attesta al 2,7 per cento, quando invece in Francia, città come Lione spendono in cultura circa il 20 per cento. Nel 2008, dai bilanci previsionali si evidenzia come tra i maggiori comuni italiani, sette sui dieci abbiano ridotto il budget per la cultura. Tra questi troviamo Torino, che in tre anni è passata dal 5,4 per cento al 2,3 per cento, seguita da Roma che riduce la quota dal 3,12 per cento del 2007 al 2,6 per cento del 2008 e da Venezia che scende dal 3,7 per cento al 2,85 per cento. In controtendenza il Comune di Bari che fa un balzo in avanti passando da un ridotto 0,51 per cento del 2007 al 5,54 del 2008. Mentre Palermo aumenta leggermente la quota di bilancio dal 3,3 al 3,56 per cento. Alle difficoltà dei comuni si aggiungono quelle delle province. Un esempio su tutti: quella di Venezia dal 2006 al 2008 ha ridotto di quasi tre volte la quota di bilancio per la cultura passando dall’1,36 per cento allo 0,5. Consistente anche il decremento attuato dalla provincia di Milano - dall’1,78 all’ 1,4 per cento - e quello disposto dalla provincia di Firenze, che scende da 2,19 per cento all’ 1,8. Oramai gli sforzi delle realtà locali non sono più sufficienti a garantire la tenuta del settore, a mantenere livelli minimi di spesa per garantire posti di lavoro, servizi e offerta culturale.
Nel 2008 sono stati investiti complessivamente in sponsorizzazioni sportive, in cultura e spettacolo e nel sociale 1.795 milioni di euro con un incremento dell’1,5 per cento rispetto al 2007. Se gli investimenti nel segmento sport sono stati pari a 1.133 milioni di euro nel 2008 (+0,4 per cento sul 2007), quelli in cultura e spettacolo si sono attestati a 258 milioni (+1,3 per cento). Tuttavia dopo cinque anni consecutivi di crescita, il mercato delle sponsorizzazioni in Italia nel 2009 segnerà il passo tornando ai livelli del 2004. Secondo le stime contenute nella settima edizione dell’indagine predittiva “Il Futuro della Sponsorizzazione” di StageUp - Sport & Leisure Business e Ipsos, nel 2009 gli investimenti scenderanno a 1.640 milioni di euro con un arretramento dell’8,6 per cento rispetto al 2008. Si tratta del peggior calo registrato dal mercato dal 2004.
Sul versante dei consumi, nel 2008 turismo e spesa culturale hanno mostrato una discreta tenuta (+0,8 per cento la spesa in servizi culturali e ricreativi) e secondo le previsioni Confcommercio dovrebbero risultare le prime voci destinate a risollevarsi dalla crisi, segnando già dal 2010 variazioni positive, seppure contenute. Del resto, consumi culturali e turismo sono ambiti che vanno assumendo un’importanza crescente negli attuali stili di vita, rappresentano ormai bisogni a cui è sempre più difficile rinunciare. Se in questo momento si punta a sostenere i consumi, allora occorre riservare un’attenzione tutt’altro che secondaria a quelli culturali, che dispongono di un ampio margine di crescita, soprattutto se stimolati attraverso l’educazione, la comunicazione e l’accesso ad una offerta sempre più qualificata, come attestato dal trend dell’ultimo decennio. Che ci siano potenzialità per ulteriori incrementi, una volta superata l’attuale crisi, è confermato dal fatto che per questa tipologia di consumi siamo al di sotto della media europea (in Italia si spende il 6,8 per cento del budget familiare per la voce ricreazione e cultura, contro il 9,4 per cento della media Ue a 27).
I tagli alle risorse cominciano a produrre i propri effetti sulla fruibilità dei servizi culturali: un dato per tutti, per mancanza di fondi le biblioteche nazionali di Roma e Firenze hanno sospeso il prestito e la distribuzione nel pomeriggio. Sempre più numerosi i teatri, i musei, gli spazi musicali, enti lirici costretti a ridurre pesantemente la programmazione. Senza parlare degli effetti sull’occupazione. Di questi giorni l’appello dei lavoratori dello spettacolo per azioni tempestive a sostegno del settore. Nell’attuale fase di congiuntura negativa, in uno scenario molto mutevole ed in un quadro generale di riduzione delle risorse, il rischio maggiore cui è esposto il comparto cultura è quello che ad un indebolimento del sistema di offerta corrisponda un deperimento della domanda, innescando una spirale negativa di perdita di competitività e di crollo dell’intero settore. Il sostegno alla domanda deve, quindi, essere un imperativo a cominciare dalle giovani generazioni, poiché lo sviluppo e il progresso del settore culturale passa anche attraverso l’educazione e la formazione, strumenti indispensabili per ampliare l’accesso alla cultura e diffonderne la fruizione. Il nostro sistema formativo sconta però alcuni ritardi ed una scarsa competitività rispetto ad altri paesi europei. Ad esempio, secondo la classifica Ocse-Pisa i nostri quindicenni sono al 33esimo posto per competenze in lettura, al 36esimo per cultura scientifica, al 38esimo posto per quella matematica, mentre i nostri insegnanti sono tra i più anziani d’Europa, ben il 55 per cento è sopra i 50 anni contro il 28 per cento della Spagna e il 30 per cento della Francia. Anche a livello di istruzione superiore i segnali non sono incoraggianti: i nuovi iscritti all’università nell’anno accademico 2008/2009 sono scesi del 4,4 per cento.
Infine come altri settori produttivi anche il turismo sta facendo i conti con la crisi internazionale. Se dal 2000 al 2008 il flusso mondiale degli arrivi internazionali ha mostrato una crescita del 35,5 per cento, toccando i 924 milioni di turisti, per il 2009, secondo il Wto - World Tourism Organization, la variazione degli arrivi mondiali è prevista tra lo zero e il -2 per cento. Diminuzione dei flussi turistici che riguarderà in particolare il nostro continente e quindi anche l’Italia. Infatti, guardando le performance per area, nei prossimi dieci anni si prevede una perdita di quote di mercato da parte dell’Europa, che scende dal 60 al 46 per cento, a vantaggio di destinazioni “emergenti” come Asia e Pacifico e Africa. Per l’Italia, nel 2008, il Tci stima una diminuzione degli arrivi e delle presenze totali (italiani e stranieri) che oscilla tra il 2 e il 3 per cento, rispetto al 2007, mentre per il 2009 valuta che sia gli arrivi sia le presenze registreranno dei decrementi che potrebbero oscillare tra l’1,5 per cento e il 2,5.
La crisi globale che inevitabilmente si abbatte sul settore tocca in particolare il turismo culturale, fino ad oggi elemento portante dell’offerta turistica italiana. Il settore rappresenta il 33,2 per cento del Pil turismo. Dal 2002 al 2007 questo comparto ha raccolto il 35 per cento degli arrivi complessivi, percentuale che sale al 45,7 per cento nel caso degli stranieri. In questo arco di tempo le città d’arte (grandi e piccole) hanno fatto registrare un costante aumento sia degli arrivi (+25,7 per cento) che delle presenze (+20,9 per cento), attraendo specialmente la clientela straniera, che ha un peso significativo in termini di fatturato turistico (con una media di 84,9 euro spesi al giorno). Tuttavia dopo anni di costante incremento il turismo culturale comincia a registrare valori negativi riguardo la presenza di turisti nelle nostre città d’arte. Nel 2008, secondo Confturismo, le città d’arte hanno perso ben il 6,9 per cento di turisti. Infine un dato significativo: gli italiani privilegiano le città d’arte straniere rispetto a quelle nazionali. Il turismo culturale rappresenta la prima voce nei viaggi degli italiani all’estero con una quota pari al 46 per cento, ma solo il 20,1 per cento nel turismo nazionale. Siamo esterofili anche in questo.
(Fonte Dati: IL VELINO CULTURA)