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COSTANTINO E TEOORO. Aquileia nel IV secolo.
Testo del comunicato
COSTANTINO E TEODORO.
Aquileia nel IV secolo
5 luglio- 4 novembre 2013
Aquileia
Palazzo Meizlik
Museo Archeologico Nazionale
Basilica
“Noi, dunque, Costantino Augusto e Licinio Augusto abbiamo risolto di accordare ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinchè la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità”
Dopo Milano e Roma, anche Aquileia commemora, con una mostra di grande interesse, “l’Editto di Milano”, emanato dall’Imperatore Costantino nel 313, con il quale il cristianesimo fu dichiarato religione lecita e si aprì ad un nuovo concetto di tolleranza e a quello di accoglienza nell’impero di nuove sollecitazioni capaci di rinnovarlo nel segno della religione cristiana. Un avvenimento epocale, alle radici dell’eredità culturale cristiana dell’Europa e del mondo, portatore di temi oggi straordinariamente attuali, il rispetto e la tolleranza.
Una mostra “itinerante” che inaugura, oggi, venerdì 5 luglio, alle ore 18.30, a Palazzo Meizlik, dove sono esposti oltre duecento, preziosi reperti che raccontano la vita pubblica e privata di Aquileia nel IV secolo, e si snoda poi nella Basilica, il monumento di età costantiniana più conosciuto e più carico di significati, testimone del ruolo che la chiesa aquileiese ebbe nella diffusione del credo cristiano verso l’entroterra centro-orientale. E infine chiude con il Museo Archeologico Nazionale che presenta l’inedita raccolta dei materiali provenienti dalle Grandi Terme.
Promossa e organizzata dalla Fondazione Aquileia, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, l’Arcidiocesi di Gorizia, la Società per la Conservazione della Basilica ed il Comune di Aquileia, l’esposizione, sicuramente un evento di notevole importanza culturale per la regione, è il risultato di un grande impegno “affrontato – come sottolinea il Direttore della Fondazione Gianni Fratte- con spirito corale e con encomiabile lavoro di equipe a tutti i livelli”.
L’obiettivo della mostra, curata dagli archeologi Cristiano Tiussi, Marta Novello e Luca Villa, è didattico e culturale: il percorso espositivo ricostruisce uno spaccato di storia romana, attraverso le sopravvivenze archeologiche, decorative e architettoniche presenti sul territorio e riferibili al periodo costantiniano (306-337 dopo Cristo) e mette in rilievo il nuovo ruolo politico e amministrativo che la Città di Aquileia aggiunse alla già rinomata funzione di emporio commerciale e nodo strategico sulle vie tra l’Italia e i Balcani.
Il grande sviluppo monumentale e urbano, che si vuole raccontare con la mostra, portò Aquileia a essere una delle sedi più importanti nell’Italia Annonaria: nuova residenza degli imperatori, strettamente collegata con la capitale Milano. Ausonio, nella seconda metà del IV secolo, la ricorderà tra le nove più importanti città dell’impero, celeberrima per i suoi complessi monumentali e per il porto.
Un ricco catalogo, edito da Electa e curato da Cristiano Tiussi, Marta Novello e Luca Villa, documenterà questa poliedrica mostra, testimone oggi di un momento storico di grande innovazione politica e culturale.
La mostra “Costantino e Teodoro” si potrà visitare fino al 3 novembre 2013 acquistando un biglietto unico, che consentirà l’accesso a Plazzo Meizlik, al Museo Archeologico Nazionale, alle cripte della basilica, al campanile e alla Südhalle.
Maggiori informazioni sul sito internet: www.fondazioneaquileia.it
IL PERCORSO DELLA MOSTRA
Palazzo Meizlik
Il percorso allestito a Palazzo Meizlik si articola in cinque sezioni introdotte dalla riproduzione di una delle grandi strade d’accesso della città: la prima sezione “L’imperatore, il vescovo, la città” raccoglie le testimonianze della presenza dei militari, della corte e dell’imperatore ad Aquileia: quattro miliari, rinvenuti a Villesse e restaurati per l’occasione testimoniano l’importanza strategica della città. In questa sezione anche la testa di Costantino proveniente dai Musei Vaticani e i solidi dell’imperatore. La seconda sezione “La Grande Aquileia di Costantino” dedicata alla “rivoluzione urbanistica” della città tra la fine del III e i primi decenni del IV con particolare riferimento a mura, foro, residenza imperiale, circo, zecca, grandi terme, porto e mercati. In mostra i clipei restaurati, una serie di anfore di produzione iberica, orientale, africana e italica, la riproduzione di una delle lastre decorate del foro (pluteo) su cui all’inizio del IV secolo sono state inserite le iscrizioni dei personaggi notevoli della storia di Aquileia, la statua di Diomede dalle Grandi Terme e le monete della zecca. Nella terza sezione “L’Aquileia di Teodoro” si parla della comunità cristiana di Aquileia e del rapporto con la persistenza dei culti pagani: in mostra oggetti di uso comune legati ai culti pagani e testimonianze del cristianesimo. La quarta sezione è il preludio alla visita dei resti conservati in basilica: sono esposti i frammenti degli affreschi originali, mentre un suggestivo filmato ci restituisce la ricostruzione virtuale della basilica in epoca costantiniana. L’ultima sezione “Vivere ad Aquileia nel IV secolo” è dedicata ai principali contesti di domus del IV secolo: vi sono esposti oggetti della vita quotidiana, monili, un frammento di affresco della Stalla Violin e il mosaico del Buon Pastore, che viene esposto in anteprima assoluta dopo il lungo restauro eseguito in attesa di venire ricollocato nella domus di Tito Macro, nell’area del fondo Cossar.
Basilica
Si tratta di uno dei complessi di culto costantiniani meglio conservati, grazie all’opportunità, del tutto eccezionale, di riconoscerne ancor oggi l’articolazione planimetrica, la decorazione musiva, gli apparati pittorici originari delle pareti e dei soffitti. La basilica di Aquileia, costruita dal vescovo Teodoro con il contributo dei fedeli rappresenta nelle sue secolari trasformazioni, uno dei pochi esempi di continuità fino ai giorni nostri di uno dei primi edifici realizzati dopo questa data epocale. Al suo interno le due figure di Costantino e Teodoro si incontrano nell’iscrizione commemorativa inserita al centro della nota raffigurazione marina del pavimento ancora visibile all’interno della cattedrale, nella quale la dedica del vescovo è sormontata dal monogramma costantiniano: quel nuovo simbolo formato dalle prime due lettere del nome di Cristo, che l’imperatore aveva visto in sogno alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio contro l’usurpatore Massenzio e che egli stesso portava incise sull’elmo. Un percorso didattico illustrerà i resti visibili nella cripta degli scavi e i pavimenti delle due aule teodoriane: il pavimento musivo della basilica, scoperto tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, si estende per oltre 1300 metri quadrati e rappresenta una delle testimonianze più spettacolari del primitivo impianto di culto, voluto dal vescovo Teodoro all’indomani dell’Editto di Tolleranza del 313 d.C. Con i suoi 760 metri quadrati di estensione, il mosaico dell’aula teodoriana sud costituisce il più grande pavimento musivo dell’Occidente romano. Dominato dall'iscrizione dedicatoria di Teodoro, esso propone, con le sue allegorie e le sue raffigurazioni, un percorso concreto verso la salvezza eterna. La cosiddetta “Cripta degli scavi” è il risultato delle indagini archeologiche effettuate subito prima e subito dopo la grande guerra intorno al campanile. L’area archeologica è dominata soprattutto dai resti del complesso basilicale teodoriano (dopo il 313 d.C.): l’aula nord, in parte invasa dalla gradinata del campanile, la stanza intermedia pavimentata in cocciopesto, strutture e mosaici di altri ambienti, legati sia al culto sia alla residenza del vescovo. In pochi decenni, il complesso teodoriano si dimostrò insufficiente a contenere i fedeli sempre più numerosi, rendendo necessaria la sua demolizione e la realizzazione di una basilica consona alle esigenze del Cristianesimo aquileiese.
Museo Archeologico Nazionale
All’opera di Costantino per la monumentalizzazione della città va ricondotto lo sforzo per la costruzione o rinnovamento di un maestoso edificio termale che contribuì a completare il quartiere occidentale di Aquileia tardoantica, destinato allo svago e agli spettacoli. Una sala dei grandi magazzini ospita i materiali architettonici degli scavi delle Grandi Terme. Entriamo, con questa sezione della mostra, in un cantiere di lavoro: gli splendidi materiali architettonici, i variegati tipi di pietre provenienti da tutto il mediterraneo narrano con i loro colori l’ampiezza dei contatti commerciali di Aquileia, la ricchezza degli apparati decorativi, le mirabili sculture, la perizia degli antichi scalpellini. Accanto a questi, un suggestivo percorso espositivo allestito nel lapidario offre agli occhi del visitatore le importanti scoperte dei vecchi scavi, documentati attraverso i mosaici delle grandi aule con la raffigurazione degli atleti delle Grandi Terme. E, ancora, le iscrizioni dell’imperatore; in particolare l’iscrizione dell’inaugurazione delle Grandi Terme “Thermae Felices Constantinianae” integrata e restaurata per l’occasione, testimonia l’intervento dell’imperatore nella realizzazione del complesso, che connotava l’importanza di questi spazi pubblici per la società del tempo.