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AREA ARCHEOLOGICA DI POMPEI Aperte tre Domus
Testo del comunicato
A Pasqua sarà possibile ammirare tre domus recentemente restaurate; la splendida domus di Marco Lucrezio Frontone, le domus di Romolo e Remo e di Trittolemo...
Domus di Romolo e Remo
La domus di Romolo e Remo nasce nel II secolo a.C., in un quartiere prestigioso della città, nei pressi di una delle porte urbiche e vicino al foro e ad importanti santuari. L’impianto è quello tipico delle case aristocratiche dell’epoca: dall’ingresso (a) al civico 10 di via Marina, superato un originale marciapiede con mosaico in ciottoli, si accede all’atrio con impluvio (b) attorniato da ambienti di uso privato. I luoghi di ricevimento sono il tablino (k) e l’oecus (n) nonché il piccolo giardino (q) circondato da un portico con colonne scanalate bianche e rosse e con pavimento in cocciopesto (p). L’ambiente (t), un’alcova, reca le tracce della presenza di un letto.
Il nome della casa deriva da un affresco dell’ambiente (n) con la Lupa che allatta Romolo e Remo, distrutto nel corso dei bombardamenti degli Alleati del 1943.
L’abitazione scavata nel biennio 1871-72, restituì tra l’altro i corpi di 5 individui, uno dei quali stringeva nella mano destra un sacchetto con numerose monete d’oro, argento e bronzo e portava nella sinistra un anello d’oro e uno di bronzo. L’esistenza di un secondo affresco perduto rappresentante ancora Romolo, nonché la sigla FA.H incisa sull’anello di bronzo della vittima portò a ipotizzare che nel 79 d.C. la casa appartenesse a membri della illustre gens Fabia, cui spettava l’onore di far parte dell’antico collegio sacerdotale dei Luperci (preposto alle celebrazioni delle origini di Roma durante la festa dei Lupercalia). I gradini marmorei dell’entrata ed il ritrovamento di oggetti finemente lavorati (tra cui uno sgabello in bronzo, argenterie, una cassaforte posta presso l’ambiente (g) di cui resta la base in pietra lavica) sono solo un riflesso dell’alto tenore di vita di questa famiglia.
Il grande affresco in IV stile nel peristilio (p) rappresenta, sulla parete ovest, statue di Ninfe acquatiche con cratere-fontana e pavone e, in origine, un satiro dormiente sul parapetto rosso. Un giardino esotico ricco di animali (paràdeisos) si sviluppa sulla parete nord del portico (q’): un elefante ed un bufalo; un serpente ed un grifone alato (in alto), un bovino, una gazzella, un asino, una volpe, un orso e quel che resta di tre grandi felini. Nella parte centrale, perduta, si è ipotizzato trovasse posto il mitico Orfeo nell’atto di incantare gli animali con il suono della sua lira.
Domus di Marco Lucrezio Frontone
Dietro una semplice facciata, lungo il vicolo perpendicolare a Via di Nola, si apre una delle più raffinate case ad atrio di Pompei, il cui impianto originario risale al II sec. a.C., ma che a partire dall’età augustea (fine I sec. a.C. - inizi I sec. d.C.) fu abitata da una delle famiglie più importanti della città. Le iscrizioni elettorali rinvenute sul prospetto durante gli scavi suggeriscono il nome del proprietario: Marcus Lucretius Fronto che aveva intrapreso una brillante carriera politica, candidandosi alle principali cariche pubbliche.
Sebbene di modeste dimensioni (circa 460 m²) la domus vanta un apparato decorativo di notevole qualità, attribuibile per la maggior parte al III stile finale e ricco di rimandi intellettuali degni dello status sociale del proprietario. Fulcro planimetrico e settore che meglio rappresenta la luxuria del proprietario è quello costituito dal tablino e dall’atrio con la vasca in marmo dell’impluvio bordata da mosaico e pavimento in lavapesta con scaglie di marmi colorati.
Sul lato orientale è visibile il cartibulum marmoreo con zampe leonine funzionale all’esposizione della suppellettile più pregiata. Nel vicino tablino spicca la severa decorazione ad affresco su fondo nero, nella cui zona mediana quadretti con immaginarie ville marittime sostenuti da candelabri affiancano i quadri principali raffiguranti il trionfo di Bacco e Arianna (lato destro) e gli amori di Venere e Marte (lato sinistro) che ritraggono il dio mollemente chino su Venere mentre le accarezza un seno al cospetto di Cupido.
A fianco del tablino si apre un piccolo cubicolo sulle cui pareti, di colore giallo ocra intenso, amorini in volo fanno da contorno a due scene moraleggianti: da una parte Narciso colto nell’attimo in cui ammira la sua immagine riflessa nell’acqua, dall’altra Perona che allatta in prigione il vecchio padre Micone salvandolo dalla morte a cui era stato condannato.
L’esempio di amore filiale qui proposto è ulteriormente esaltato dai distici elegiaci dipinti nell’angolo superiore sinistro della composizione che recitano: “triste pudore fuso con pietà”. Completa la decorazione una coppia di medaglioni con ritratti di fanciulli posti ai lati dell’ingresso che suggerisce di identificare l’ambiente con la camera dei figli del proprietario a cui probabilmente erano rivolti i due esempi di insidia e virtù dell’età giovanile. Sul lato sud dell’atrio si apre un secondo cubicolo forse di pertinenza della domina per l’atmosfera tipicamente femminile dei soggetti rappresentati; sul quadro della parete destra Arianna porge a Teseo il filo che gli consentirà di uscire dal labirinto visibile sullo sfondo, mentre sul lato opposto è raffigurata una scena di toelette di Venere che seduta seminuda davanti ad uno specchio si fa acconciare i capelli.
Nella sala triclinare, attualmente in restauro, si conserva il quadro con l’episodio dell’uccisione di Neottolemo per mano di Oreste davanti al tempio di Apollo a Delfi. La parte posteriore della casa è occupata a sinistra dalla cucina con latrina, dal viridario e da un portico con tre colonne su cui si affacciano diversi ambienti di soggiorno tra cui il triclinio sulla cui parete sinistra si riconosce Dioniso appoggiato al Sileno con la lira.
Dal vicino vano provengono gli scheletri di cinque adulti e tre bambini schiacciati dal crollo del tetto durante l’eruzione che distrusse la città nel 79 d.C. Sulle pareti del giardino è ancora visibile l’affresco con scena di paradeisos in cui si articolano episodi di caccia tra belve (leoni, pantere e orsi) e animali domestici (tori, buoi, cavalli), oggi protetta da una tettoia, ma originariamente scoperta. Sul lato sud del dipinto l’animale contro cui si avventa il leone, forse un orso, è stato danneggiato dal foro praticato dagli scavatori antichi detti cunicolari. Gli affreschi e i pavimenti di questo settore della casa, di IV stile, sono probabilmente riconducibili ai lavori di ristrutturazione eseguiti dopo il terremoto del 62 d.C. e in parte ancora in corso al momento dell’eruzione, come dimostra il rinvenimento nella zona di servizio (20a) di un’anfora contenente della calce e conservata in situ.
Domus di Trittolemo
La Domus di Trittolemo (VII 7, 5), situata di fronte alla Basilica e confinante col Santuario di Apollo, era già dal II secolo a.C. una sontuosa casa a due atri e due peristili, composta da un settore di rappresentanza e da uno privato.
Inserita in un isolato occupato fin dal III secolo a.C., si trasforma dopo l’80 a.C. in un’unica proprietà, annettendo la vicina casa di Romolo e Remo; le modifiche strutturali e il rinnovamento degli apparati decorativi testimoniano ancora oggi la ricchezza e l’importanza del ruolo del suo proprietario, forse uno dei notabili della colonia sillana.
Entrando dal vestibolo al civico 5 di via Marina si accede all’atrio tuscanico (b) pavimentato da un battuto di scaglie di marmo con al centro l’impluvio; tramite due gradini si passa direttamente nel peristilio (l) con dodici colonne rivestite di stucco rosso e bianco, originariamente collegate da paratie in legno e una vasca rettangolare nell’area centrale, destinata a giardino.
Sul portico del peristilio, pavimentato da un mosaico punteggiato in nero su fondo bianco, si aprono gli ambienti di rappresentanza (m, n e u). L’ampia sala (m) con affreschi di IV Stile presenta una serie di quadretti con amorini intenti in varie occupazioni, posti al di sopra di uno zoccolo a finto marmo. Fra questi si inserivano i quadri di Venere e Adone e di Ermafrodito allo specchio, noti solo grazie a disegni di fine Ottocento. Della decorazione del triclinio (n) faceva parte il celebre affresco di Trittolemo, che dà nome alla casa. L’eroe, prescelto da Demetra per trasmettere l’arte dell’agricoltura agli uomini, è qui raffigurato mentre riceve un canestro di spighe da Persefone. Un secondo quadro celebrava l’arrivo di Venere dal mare sulle spire di un Tritone e il suo approdo presso il colle dove avrebbe fondato Pompei, la città di Venere (Veneris sedes) secondo il poeta Marziale (Martial. IV, 44).
Completamente aperta sul peristilio e in asse con l’ingresso, l’esedra (u) si connota come l’ambiente più importante della casa. Vi si accede da una soglia in blocchi di lava, seguita da un tappeto musivo policromo con motivo delle mura urbiche; il centro della sala è impreziosito da un grande riquadro a cubi prospettici formati da piastrelle di calcare colorato in tutto simile a quello presente nella cella dei vicini Templi di Apollo e di Giove. La ripresa di questo motivo in ambito privato rappresenta una rarità attraverso la quale il proprietario ha voluto accrescere l’importanza della casa. Dal peristilio della casa di Trittolemo si accede alla casa adiacente, adibita a pars privata, dotata di un secondo peristilio colonnato (x), di un altro atrio con impluvio (g) in tufo decentratob rispetto al vestibolo, su cui affacciano una serie di ambienti ampi e più piccoli (cubicula), e con diversi vani di servizio.
Sul lato sud del peristilio si conserva un frammento di architrave con il nome di M(arcus) Artorius M(arci) l(ibertus) Prim[us] architetto dell’età augustea cui si deve il rinnovamento del Teatro Grande di Pompei (CIL X, 807; 841). Il blocco apparteneva forse alla vicina Basilica.
Nel triclinio (n) sono esposti due grossi lacerti a mosaico recuperati nel 1959 durante lo scavo delle Terme Suburbane. Essi decoravano la volta della piscina riscaldata con il sistema detto ‘a samovar’, unico esempio finora noto a Pompei. Il raro mosaico, stilisticamente vicino alle pitture di IV stile, è stato realizzato dopo il terremoto del 62 d.C. Nel primo frammento sotto un cerchio con motivo a conchiglia si dispongono una cornice a meandro, ghirlande e un quadro con paesaggio. Nell’altro spiccano varie cornici dai colori vivaci; in una delle fasce si distinguono conchiglie e pesci.
fonte dati: www.pompeiisites.org
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:37 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:37