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A dieci anni dal saccheggio del Museo di Baghdad l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro completa il restauro del Vaso di Warka
Testo del comunicato
Dieci anni dopo il devastante saccheggio del Museo, che avvenne quando l'esercito americano entrò a Baghdad il 10 aprile 2003, l’ISCR ha portato a conclusione il restauro del Vaso di Warka, l'opera più importante tra quelle che vennero sottratte al Museo e una delle testimonianze più preziose dell'intera antichità mesopotamica.
Si tratta di un vaso in alabastro di oltre un metro di altezza proveniente dalla città protosumera di Uruk (odierna Warka), nel sud del paese, dove nel 1934 venne trovato nel corso di una esplorazione archeologica tedesca. Risale al 30° secolo avanti Cristo e presenta una complessa decorazione a bassorilievo su più registri con animali, piante e cortei di cittadini che offrono i frutti della terra alla dea Inanna. E' il più antico esempio di arte figurata e narrativa del Vicino Oriente Antico e descrive la visione del mondo dell’uomo nella prima civiltà mesopotamica, quando per la prima volta nella storia il tempio e la divinità della città vennero posti al centro dell'esperienza umana e dell'organizzazione urbana.
Sottratto al museo tra il 10 e il 12 aprile 2003, assieme ad altre migliaia di reperti, venne recuperato alcuni mesi dopo, il 12 giugno dello stesso anno, dopo un fruttuoso lavoro di intelligence delle autorità irachene. Era frammentato in 15 pezzi (gli stessi dello scavo originario) ma sostanzialmente integro.
Mancava all’appello solo una piccola parte di uno dei pezzi (5x7 cm), spezzata e perduta durante le vicissitudini che seguirono l'assalto al museo.
L'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro avviò il restauro del capolavoro sumero nel marzo dell'anno successivo (assieme ad un consistente numero di altre opere provenienti dal saccheggio), quando il Ministero per i Beni e le Attività Culturali donò al Museo di Baghdad le attrezzature e i materiali necessari per riavviarne l'operatività, interrotta dopo la guerra e il saccheggio.
Durante tre mesi di lavoro (da marzo a giungo 2004) il restauro, realizzato nell'ambito di una iniziativa didattica a beneficio del personale del museo, venne portato sino a uno stadio avanzato.
Purtroppo nel mese di giugno di quell’anno le condizioni di sicurezza, sino ad allora relativamente garantite, degradarono così rapidamente da rendere insicura la presenza di restauratori stranieri nel museo e necessaria la sospensione del lavoro. Da allora e per i lunghi anni di guerra che seguirono il capolavoro venne ricoverato nei sotterranei del museo e praticamente nascosto per evitare probabili nuovi assalti.
Con il supporto dell'ambasciata italiana a Baghdad e alla luce del relativo miglioramento delle condizioni di sicurezza generale del paese, alcuni mesi or sono è stato finalmente concordato con le autorità irachene di riprendere e concludere il lavoro operando direttamente nei locali del museo.
L'intervento è stato portato a termine, con il supporto del personale del laboratorio del Museo, rapidamente e in condizioni di relativa sicurezza.
Il Vaso è ora esposto nel museo in condizioni di perfetta integrità, finalmente recuperata dopo ben dieci anni dal saccheggio. L'Istituto provvederà a una vetrina provvisoria che renda possibile la corretta visione del prezioso manufatto e studierà una sistemazione museologica e supporto didattico adeguati all'importanza storica del prezioso reperto.
Si tratta di un vaso in alabastro di oltre un metro di altezza proveniente dalla città protosumera di Uruk (odierna Warka), nel sud del paese, dove nel 1934 venne trovato nel corso di una esplorazione archeologica tedesca. Risale al 30° secolo avanti Cristo e presenta una complessa decorazione a bassorilievo su più registri con animali, piante e cortei di cittadini che offrono i frutti della terra alla dea Inanna. E' il più antico esempio di arte figurata e narrativa del Vicino Oriente Antico e descrive la visione del mondo dell’uomo nella prima civiltà mesopotamica, quando per la prima volta nella storia il tempio e la divinità della città vennero posti al centro dell'esperienza umana e dell'organizzazione urbana.
Sottratto al museo tra il 10 e il 12 aprile 2003, assieme ad altre migliaia di reperti, venne recuperato alcuni mesi dopo, il 12 giugno dello stesso anno, dopo un fruttuoso lavoro di intelligence delle autorità irachene. Era frammentato in 15 pezzi (gli stessi dello scavo originario) ma sostanzialmente integro.
Mancava all’appello solo una piccola parte di uno dei pezzi (5x7 cm), spezzata e perduta durante le vicissitudini che seguirono l'assalto al museo.
L'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro avviò il restauro del capolavoro sumero nel marzo dell'anno successivo (assieme ad un consistente numero di altre opere provenienti dal saccheggio), quando il Ministero per i Beni e le Attività Culturali donò al Museo di Baghdad le attrezzature e i materiali necessari per riavviarne l'operatività, interrotta dopo la guerra e il saccheggio.
Durante tre mesi di lavoro (da marzo a giungo 2004) il restauro, realizzato nell'ambito di una iniziativa didattica a beneficio del personale del museo, venne portato sino a uno stadio avanzato.
Purtroppo nel mese di giugno di quell’anno le condizioni di sicurezza, sino ad allora relativamente garantite, degradarono così rapidamente da rendere insicura la presenza di restauratori stranieri nel museo e necessaria la sospensione del lavoro. Da allora e per i lunghi anni di guerra che seguirono il capolavoro venne ricoverato nei sotterranei del museo e praticamente nascosto per evitare probabili nuovi assalti.
Con il supporto dell'ambasciata italiana a Baghdad e alla luce del relativo miglioramento delle condizioni di sicurezza generale del paese, alcuni mesi or sono è stato finalmente concordato con le autorità irachene di riprendere e concludere il lavoro operando direttamente nei locali del museo.
L'intervento è stato portato a termine, con il supporto del personale del laboratorio del Museo, rapidamente e in condizioni di relativa sicurezza.
Il Vaso è ora esposto nel museo in condizioni di perfetta integrità, finalmente recuperata dopo ben dieci anni dal saccheggio. L'Istituto provvederà a una vetrina provvisoria che renda possibile la corretta visione del prezioso manufatto e studierà una sistemazione museologica e supporto didattico adeguati all'importanza storica del prezioso reperto.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:29 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:29